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lunedì 4 novembre 2019
Raccontare un paese: i miei racconti: 4 novembre (2
Raccontare un paese: i miei racconti: 4 novembre (2: Era un corpo riverso a terra, aveva dei capelli biondi, quasi bianchi, di simili li aveva visti solo a suo fratello quando era piccolin...
Raccontare un paese: i miei racconti: il 4 novembre (1)
Raccontare un paese: i miei racconti: il 4 novembre (1): Dal paese folate di musica giungevano fin lassù dove quell'uomo dai tormentati pensieri era andato a sedersi. Era il quattro novembr...
martedì 11 novembre 2014
i miei racconti: 4 novembre (2
Era un corpo riverso a terra, aveva dei capelli biondi, quasi bianchi, di simili li aveva visti solo a suo fratello quando era piccolino e facendolo salire sulle spalle lo portava in giro per le strade del paese.
Non seppe mai spiegare a se stesso cosa l'avesse spinto, forse la speranza che fosse ancora vivo, l'aveva girato su se stesso.
Ora che era cresciuto, suo fratello aveva i capelli più scuri ma chi sa perché quel ragazzo che veniva da un paese lontano e con una divisa diversa gli somigliava così?
Gli occhi spalancati erano due pezzi di porcellana azzurra, non riflettevano né rabbia né dolore ma il nulla.
E lui nel nulla avrebbe voluto sparire.
Pensò che stava impazzendo, che tutti gli uomini erano impazziti.
Ritornato a casa avrebbe voluto gridare a tutti l'orrore che aveva visto ma sapeva che non c'erano parole, la sua mente non era in grado di riordinare in pensieri, in parole quell'inutile orrore.
Ma il nulla che aveva visto in quegli occhi non l'avrebbe più abbandonato.
Solo quando andava a sedersi su quelle rocce e guardava il familiare abbraccio di monti che lo circondava sentiva quietarsi la sua mente.
Perché quelle cime,come cattedrali di roccia, così come lui le aveva sempre viste, avrebbero continuato ad essere immutate al di la della sua vita e d'ogni monumento, al di la dell'umana follia.
domenica 9 novembre 2014
i miei racconti: il 4 novembre (1)

Dal paese folate di musica giungevano fin lassù dove quell'uomo dai tormentati pensieri era andato a sedersi.
Era il quattro novembre ed in paese sfilava il corteo portando la corona d'alloro.
I suoi compagni di cava erano tutti presenti. Arrivati in piazza, davanti alla lapide,quando la banda avesse terminato la canzone del Piave, i bimbi della scuola avrebbero cantato e recitato in memoria dei caduti della prima guerra mondiale.
Dario era andato a sedersi lassù, in montagna,su quelle rocce.
Lui non sarebbe mai più andato la dove si ricordava una guerra, persa o vinta che fosse.
Un giorno era partito pieno d'entusiasmo; era bello andare a combattere per il proprio paese, pensava.
Sentiva ancora nelle carni il tenero abbraccio della nonna che salutandola, lui simile ad un giovane gigante, l'aveva alzata da terra e se l'era sentita sul petto magra ed ossuta come se avesse abbracciato una fascina di legna secca.
In quel tempo, la nonna e suo fratello erano ciò che rimaneva della sua famiglia. Non sapeva che era l'ultima volta che la vedeva e non era la sola, che in paese al suo ritorno non avrebbe più trovato.
A scuola gli avevano insegnato che è bello e giusto morire per difendere la patria.
Ma quelli, che giù in paese, quel giorno portavano corona e bandiere, sapevano!
Loro che avevano fatto l'altra guerra perché avevano taciuto il freddo, la fame e la cancrena?!
E spesso, quanto era lungo e difficile morire, perché non avevano mai raccontato ai giovani l'orrore della guerra?
Ma quegli occhi no, quegli occhi non avrebbe mai voluto averli visti!.......
( continua)
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