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venerdì 18 aprile 2014

i miei racconti: cos'è







Cos'è che mi spinge su questo sentiero dove l'unico disturbo all'ovattato silenzio dei muschi è il mio passo?
Lontana da ogni persona, nel silenzio quasi totale, raggiunta talvolta dai tocchi di una campana; una voce familiare come quella del rio che scendendo a valle s'incrocia al sentiero e scorrono limpide acque tra pietre coperte dai muschi dissetati.

Quando il sentiero s'intaglia nella roccia ed esce allo scoperto è ancora il mio passo che mette in fuga gli uccelli dal rami del mirto carichi di bacche.

Guardo giù in basso, verso il paese ed ogni volta provo stupore per l'altezza a cui mi trovo e per la strada che ho percorso, perché tanto breve m'è parso il tempo che ho impiegato.

 Vedo in lontananza i campi, ormai quasi tutti abbandonati e mi chiedo quante volte una schiena stanca, curva sulla semina, s'è raddrizzata ed ha guardato su verso queste cime seguendole in altezza e con  gli occhi tesi all'Infinito ha chiesto qualcosa per una nuova vita che deve venire o per una che s'è irrimediabilmente persa.

E qualcun altro in muta preghiera ha chiesto all'Infinito giustizia o vendetta per i torti avuti.

Sopra le rocce più alte, due falchi, non disturbati dalla mia presenza continuano i loro giochi col vento.

Qualcuno dice che non è ragionevole che io venga qui da sola, potrei cadere e non sarebbe facile trovarmi, eppure in nessun luogo mi sento sicura come qui. è come se altri passi  discreti sospesi nell'aria e nel tempo seguissero i miei.

domenica 29 settembre 2013

i miei racconti: lei che sembra immutabile



Potrei stare un giorno intero sdraiata su questo muro di pietra che costeggia il sentiero a guardare questa montagna che mi si para davanti. potrei rimanervi immobile finché le ossa cominciano a dolermi.

 Lei che può sembrare immutabile invece così diversa nelle ore del giorno,
fin dal momento che precede l'alba e le nebbie si levano dal basso risalendo le gole e si sciolgono dalla vetta in un ultimo abbraccio, simili al respiro di un gigante.

  La vetta si fa cristallina e poi la luce del sole comincia a bagnarla simile ad un velo di miele rosato che scende verso il basso.

Non amo venire qui in compagnia, che ci venga pure a goderne chi vuole ma io ci vengo da sola perché non so cosa sia ma quello che provo qui ha bisogno di silenzio.

Guardo le pietre di questo sentiero ormai abbandonato, levigate dai passi frettolosi di chi scendeva a valle e da quelli stanchi della risalita.

 Alla mia destra ancora scorre l'acqua della fonte con instancabile sonorità versandosi all'interno della grossa pietra scavata ignara che non sbocceranno più amori riempiendo brocche d'acqua fresca.

 Ne ci saranno più bimbi a fare gare  di velieri fatti con le zucche nelle pozze del canale dove mobili sventrati stanno marcendo.

 Presso la fonte, ancora instancabile torna a fiorire la vecchia ortensia azzurra , sopravvissuta ala mano gentile che l'ha piantata.