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lunedì 21 dicembre 2020

i miei racconti: il flauto e il serpente crestato ( ultima parte



Il flauto e il serpente crestato


 A Treccase qualcuno ben presto iniziò a pensare ai bimbi che normalmente se ne andavano in giro da soli...e si chiedeva cosa sarebbe accaduto se incuriositi si fossero infilati tra quella fitta vegetazione

Presto la paura si sparse tra la gente e non so chi per primo ebbe l'idea di dissuadere i piccoli con la paura.

All'inizio si sparse la voce che sul sentiero avevano visto un serpente lungo e nero come mai se n'erano visti...grosso come le gambe della  Pieraccia...aveva la testa grande come un cane e una bocca rossa come le fiamme dell'inferno.

Tanto circolò di bocca in bocca che anche gli adulti finirono col crederci.

Da un altro paese fecero venire un cacciatore per ammazzarlo sparandogli, l'uomo disse che dopo aver atteso una buona mezz'ora il serpente era uscito allo scoperto...Era spaventoso teneva una testa grossa come un fiasco...e sopra quella testa teneva una cresta rossa come la bocca spalancata.

Lui asserì d'avergli sparato ma i proiettili erano rimbalzati sulla pelle del serpente che doveva esser dura perché era molto vecchio...

Non solo il serpente crestato fuggì ma si alzò per metà della sua lunghezza soffiando e sputando il veleno.lanciandolo contro di lui, che al contrario del serpente, stava scappando e per questo non ne fu colpito...


Son passati molti anni e qualche generazione, eppure ancora c'è qualcuno che dice di aver visto, quando era ragazzo, il serpente crestato

mercoledì 16 dicembre 2020

i miei racconti: il flauto e il serpente crestato (terza parte





Il flauto e il serpente crestato


Quando la Rosalba guardò verso il camino puntando l'indice verso la mensola indicando uno dei due flauti in legno che vi erano sopra Anselmo rimase sorpreso e gli chiese se voleva il flauto.

Le disse che non poteva darglielo perché uno era appartenuto a suo nonno e l'altro era il primo flauto che suo padre aveva fatto per lui.

Sembrò che un'ombra avesse tolto la luce sul viso della Rosalba....ma Anselmo la rassicurò dicendogli che presto ne avrebbe fatto uno per lei in cambio dei cesti...

Tante volte, mentre lei a casa di Anselmo ascoltando storie, insieme a giunchi e ginestre, in silenzio, intrecciava un sogno.

Dopo un po' di giorni il vecchio con viso bonario le consegnò il flauto.

Rosalba ogni volta che era libera e tempo permettendo andava lassù tra le rocce dove crescevano soltanto eriche boschive, mirto e ginestre spinose.

Sembravano impenetrabili  ma lei in mezzo aveva creato un piccolo spazio dove sedersi nascondendosi a tutti.

Era li che iniziò a suonare ma lei conosceva solo i suoni della natura...fin dall'inizio lei considerò quel flauto un po' come la sua voce....l'unico suono che riusciva a fare

Poi accadde che l'ignoranza cominciò a parlare...

Qualcuno diceva che lassù tra le rocce si sentiva scorrere acqua, dove mai ce n'era stata...altri sentivano  cadere la pioggia ma c'era il sole....altri giuravano di sentire voci di uccelli, voci di bimbi che ridevano o canto di grilli in inverno.

Presto la gente si convinse che li c'erano gli streghi con le loro stregonerie....Meglio era star lontani da quel luogo e quando dovevano passare sul sentiero più in basso lo facevano a passo svelto recitando avemarie....

Però presto si posero un problema.......



(continua)





 

sabato 12 dicembre 2020

i miei racconti: il flauto e il serpente crestato

 Se vorrete seguirmi questa sera inizio una storia che ancora non conosco ma sò come la finirò

                                                                          


 Il flauto e il serpente crestato    

               

Lo chiamavano Treccase anche se erano un po' di più.... ma non molte.

 Stava quel paese, se così si poteva chiamare quel piccolo gruppo di case, isolato nel verde della montagna.

Quasi tutto il necessario proveniva dai campi e dai boschi che lo circondavano.

Di denaro ne circolava ben poco perché si usava il baratto,ogni tanto qualcuno attraversava i boschi e scendeva a valle portando con se uova, formaggio o un pollo per barattarlo con quello che in paese non c'era.

Anselmo era l'unico in paese che aveva viaggiato, una volta andava in giro la dove c'erano le fiere, andava a vendere i suoi lavori, sopratutto flauti e pipe che lui stesso faceva.

Anselmo non solo lavorava il legno ma era pure il più bravo a raccontare, sapeva inventare storie fantastiche.

Aveva una grande stanza con un grande camino e spesso nel pomeriggio c'erano tanti bimbi a cui intagliava nel legno semplici e piccoli giochi mentre sapeva icantarli con le sue storie.

 Nelle lunghe sere d'inverno vi andavano uomini e donne a veglio, facendo cerchio intorno al fuoco e mentre Ansemo raccontava e intagliava radiche d'erica per ricavarne pipe, le donne alla luce della fiamma lavoravano lana e canapa ....

continua...