lunedì 13 novembre 2023
sabato 22 ottobre 2022
i racconti del nonno
E il nonno iniziò a raccontare....
"C'èra una volta un povero ricco..."
"Ma nonno non è possibile, come fa un ricco ad esser povero? "
" Vedi bimba, non si può esser ricchi perché abbiamo tante cose ma per ciò che siamo"
lunedì 21 dicembre 2020
i miei racconti: il flauto e il serpente crestato ( ultima parte
A Treccase qualcuno ben presto iniziò a pensare ai bimbi che normalmente se ne andavano in giro da soli...e si chiedeva cosa sarebbe accaduto se incuriositi si fossero infilati tra quella fitta vegetazione
Presto la paura si sparse tra la gente e non so chi per primo ebbe l'idea di dissuadere i piccoli con la paura.
All'inizio si sparse la voce che sul sentiero avevano visto un serpente lungo e nero come mai se n'erano visti...grosso come le gambe della Pieraccia...aveva la testa grande come un cane e una bocca rossa come le fiamme dell'inferno.
Tanto circolò di bocca in bocca che anche gli adulti finirono col crederci.
Da un altro paese fecero venire un cacciatore per ammazzarlo sparandogli, l'uomo disse che dopo aver atteso una buona mezz'ora il serpente era uscito allo scoperto...Era spaventoso teneva una testa grossa come un fiasco...e sopra quella testa teneva una cresta rossa come la bocca spalancata.
Lui asserì d'avergli sparato ma i proiettili erano rimbalzati sulla pelle del serpente che doveva esser dura perché era molto vecchio...
Non solo il serpente crestato fuggì ma si alzò per metà della sua lunghezza soffiando e sputando il veleno.lanciandolo contro di lui, che al contrario del serpente, stava scappando e per questo non ne fu colpito...
Son passati molti anni e qualche generazione, eppure ancora c'è qualcuno che dice di aver visto, quando era ragazzo, il serpente crestato
sabato 12 dicembre 2020
i miei racconti: il flauto e il serpente crestato
Se vorrete seguirmi questa sera inizio una storia che ancora non conosco ma sò come la finirò
Il flauto e il serpente crestato
Lo chiamavano Treccase anche se erano un po' di più.... ma non molte.
Stava quel paese, se così si poteva chiamare quel piccolo gruppo di case, isolato nel verde della montagna.
Quasi tutto il necessario proveniva dai campi e dai boschi che lo circondavano.
Di denaro ne circolava ben poco perché si usava il baratto,ogni tanto qualcuno attraversava i boschi e scendeva a valle portando con se uova, formaggio o un pollo per barattarlo con quello che in paese non c'era.
Anselmo era l'unico in paese che aveva viaggiato, una volta andava in giro la dove c'erano le fiere, andava a vendere i suoi lavori, sopratutto flauti e pipe che lui stesso faceva.
Anselmo non solo lavorava il legno ma era pure il più bravo a raccontare, sapeva inventare storie fantastiche.
Aveva una grande stanza con un grande camino e spesso nel pomeriggio c'erano tanti bimbi a cui intagliava nel legno semplici e piccoli giochi mentre sapeva icantarli con le sue storie.
Nelle lunghe sere d'inverno vi andavano uomini e donne a veglio, facendo cerchio intorno al fuoco e mentre Ansemo raccontava e intagliava radiche d'erica per ricavarne pipe, le donne alla luce della fiamma lavoravano lana e canapa ....
continua...
domenica 29 marzo 2020
i miei racconti: "Hanno ammazzato la mi' bimba!
Quella sera d'estate sulla piazza del paese, alzandosi di scatto i forestieri, che non venivano dalla foresta ma dalle città e qualcuno dall'estero, sentendo le grida disperate di quella donna si stupirono che gli uomini del paese continuassero a giocare a carte.
Poco prima la donna era passata in piazza sorridendo e salutando i presenti...
Ora gridava:
"è morta la mi' bimba...hanno ammazzato la mi' bimba"
Se i paeseni non s'erano scomposti era perché conoscevano bene la donna e pure la bimba.
A volte da lei sentivano parole affettuose ma quando diceva:
"Amoree...tesoro...il mi' tesoro"....sicuramente diceva al cane o ai gatti....
Con tutt'altre parole apostrofava il marito.
La sua Bimba era un'anatra che propro quella sera un cane aveva uccisa.
La sera stessa, sapendo dove l'aveva seppellita....
due uomini del paese la dissotterrarono e....
dopo averla scossa dalla terra, spennata e lavata la fecero alla cacciatora con tanto di olive e polenta.
giovedì 31 gennaio 2019
I miei racconti: Era il tempo delle fole
Era il tempo delle fole..
....c'era un tempo in cui il giorno il bosco apparteneva agli uomini e la notte agli animali.
Solo alcune donne la notte s'inoltravano nella selva scura e si recavano alle sorgenti.
La dove scorreva l'acqua era chiamato dagli animali : "il luogo della quiete"...li non c'erano ne prede ne predatori perché l'acqua apparteneva a tutti
Le donne si sedevano ed ecco che poco a poco, senza far rumore cominciavano ad arrivare le creature del bosco.
Era un tempo in cui gli animali parlavano con gli umani e insegnavano alle donne con quali erbe curarsi
....
e poi c'erano dei bravi narratori....ma nessuno conosceva storie come quelle che raccontavano i lupi....forse perché loro erano dei grandi viaggiatori.
Pure gli scoiattoli arrampicati sui rami più bassi raccontavano le loro brevi storie ed erano quelli che meglio conoscevano le proprietà dei piccoli frutti.
E c'erano i tassi, grassocci e silenziosi fino a quando non si parlava di radici perché erano loro quelli che ne conoscevano ogni proprietà.
Poi le cose cambiarono...gli uomini volevano sempre di più...non rispettavano gli antichi patti...iniziarono a portar via dai boschi più di quanto gli fosse necessario ...iniziarono a cacciare....fu allora che gli animali smisero di parlare con gli uomini.
E le persone dimenticarono...dimenticarono la conoscenza delle antiche storie ...così cominciarono ad inventarle attribuendo agli animali i loro difetti peggiori....il lupo pericoloso, la volpe furba e traditrice...e così via....
Chiamarono streghe quelle poche donne che andavano nei boschi....
E non sapendo più come curarsi con la natura, iniziarono a crearsi le medicine....ma non sempre funzionavano.
giovedì 14 settembre 2017
io sono la notte
mercoledì 14 giugno 2017
i miei racconti: la pozzanghera
La macchina era grande e dotata di tutti i comfort aveva i vetri scuri e di carnagione scura era pure l'autista.
Lui sedeva come sempre sul sedile posteriore, non era interessato a guardar fuori....ormai sentiva di appartenere ad un'altro mondo.
Stava tornando al paese dopo anni, tornava da sua madre con la speranza che non fosse troppo tardi.
La vita gli aveva dato più di quello che avesse mai sognato ....pensava di essersi meritato tutto perché aveva lavorato duro.
Mentre era assorto nei suoi pensieri qualcosa attirò la sua attenzione, davanti ad una piccola casa un bambino a piedi nudi saltellava strillando contento in una pozzanghera e sua madre, pure lei a piedi nudi lo guardava sorridendo....
La sua auto passò oltre ma lui che non aveva mai invidiato nessuno, lui che aveva diverse piscine per un momento provò invidia per la gioia di quel bimbo.....
martedì 2 maggio 2017
i miei racconti: dove i due azzurri si toccano
(inizio)
Solo i nostri passi risuonavano nelle strette vie del paese mentre la lanterna che teneva in mano mio padre proiettava le nostre ombre sui muri....mi sono sempre piaciute le lanterne....inutile chiederla....
Qualche finestra era debolmente illuminata, segno che altri erano alzati.
Arrivati fuori del paese, lungo la strada che passava dalle cave di marmo abbandonate, la lanterna fu spenta ci bastava quel debole chiar di luna.
Per arrivare alla selva, su in alto la strada era lunga e in salita, ci recavamo li per la raccolta delle castagne e mentre mio padre portava la lanterna e i sacchi, mia madre portava falci e grembiali, a me erano affidati i pomodori e il pane per il pranzo.
Quando arrivammo alla selva s'era fatto giorno, i miei si allacciarono i grembiali per metterci le castagne e ne legarono in vita pure uno a me, naturalmente fatto su mia misura.
Ogni tanto dal basso arrivava il suono della campanella che indicava le ore....aspettavo con ansia e già un senso di colpa i dodici rintocchi....
(il resto a domani buona notte)
giovedì 13 aprile 2017
i miei racconti: il fischietto
C'è un bimbo poco distante dalla veccha casa con la porta spalancata
Fa tanti tentativi ma non ci riesce per via dei denti che non ha più.
Poco distante, davanti alla casa, sotto al pergolato di uva fragola, siede un vecchio...quasi privo di denti....sta guardando suo nipote e sorride mentre intaglia un pezzo di legno.
Il bimbo si fa vicino all'uomo..
"nonno che ci fai con quel legno di scopa?"
"mi sto facendo dei denti nuovi così posso mangiare le noci e i fichi secchi"
E mentre il bimbo lo guarda sorpreso il nonno continua a tagliare il duro legno con il suo coltello dal manico in osso, lo stesso coltello con cui, quando lavorava nella cava tagliava pane e lardo e pure le micce.
Il vecchio divertito guarda il bimbo mentre nelle sue mani prende forma il fischietto per il nipote
giovedì 25 agosto 2016
I miei racconti: tre colpi di bacchetta
Furono tre colpi di bacchetta a riportarmi in quell'aula dove gli altri ridevano di me.
Tre colpi di bacchetta , due sulla lavagna ed uno sulla mia testa.
Era la fine di maggio e il maestro prima di scrivere sulla lavagna aveva aperto la finestra.
Entrò un canto, veniva dai prati sopra la scuola, stavano falciando il fieno.
Era un canto, forse stonato ma bello, nasceva dalla voglia di evadere da quella vita, era un canto d'amore.
Cantavano tutti assieme, donne, uomini e ragazze.
Tra poco si sarebbero seduti sotto il ciliegio selvatico, avrebbero steso a terra un panno e sopra avrebbero messo il loro pasto, mangiando tutti assieme ed avrebbero bevuto direttamente dal fiasco impagliato che quasi sicuramente conteneva vino fragolino, un vino con pochi gradi giusto da bersi nelle giornate calde.
Avevo voglia d'imparare da loro, dai loro gesti dai loro racconti, da quel mondo che da li a poco sarebbe cambiato.
Ma quei colpi di bacchetta mi riportarono in quella stanza dalle pareti macchiate di muffa ed a quei numeri sulla lavagna che per me non avevano un senso.
sabato 6 agosto 2016
I miei racconti: Il nostro perduto canto
Me ne stò nell'orto seduta sotto il vecchio fico spoglio e guardo la marina.
Poi volgo lo sguardo verso i monti che stanno alle mie spalle e mi chiedo:
"Dove sei?.....certo non dove ogni tanto poso un fiore.
Vorrei scriverti una lunga lettera come un tempo ma poi?
Dovrei bruciala ed affidare il mio pensiero ad un filo di fumo.....Solo nei miei confusi sogni talvolta ti raggiungo.
Forse andando lassù ti trovorò, lassù dove un giorno d'ottobre, sotto la pioggia ed un continuo cader di foglie morte incuranti del tempo si stava.....
Forse li è rimasto un qualcosa del nostro parlare, qualcosa del nostro perduto canto.
venerdì 13 maggio 2016
i miei racconti: una donna risoluta
Spesso camminando a piedi incontro persone che hanno voglia di raccontare ed a me piace ascoltarle.
L'altro ieri passando davanti ad una villetta , stava uscendo una signora anziana con la badante ed abbiamo fatto un bel tratto di strada assieme.
Era una donna sulla sedia a rotelle, anziana ma lucida e con una buona memoria.
Dopo avermi chiesto dove abito ho appreso che da giovane abitava in un paese poco distante dal mio e che abbiamo conosciuto entrambi molte persone.
Mi parlò di una donna che abitava qui in paese ed io ho conosciuta quando era già in la con gli anni, era donna risoluta e di poche parole perciò la riconobbi bene in ciò che l'anziana mi raccontò.
Erano gli anni sessanta in cui dopo aver collegato i nostri paesi alla pianura con strada asfaltata iniziò il servizio degli autobus ed alcune donne l'estate andavano a Forte dei Marmi a lavorare.
Iniziò ad andarci pure la mia paesana ma al terzo giorno il proprietario dell'albergo le disse:
"Io non tollero ritardi!"
"Non è colpa mia, l'autobus non è mai puntuale, però se arrivo un quarto d'ora dopo posso fermarmi a lavorare anche una mezz'ora in più"
"queste cose a me non interessano, qui si entra puntuali!"
Allora la donna per nulla intimorita, si portò le mani ai fianchi e passando dal lei al tu...
" vammi a piglià i mi' soldi dell'ore che ho lavorato perché io sotto la dittatura ci sono stata assai e non ci voglio tornare più"
sabato 11 aprile 2015
i miei racconti: un bosco trafitto di luce
All' Adele di dover lasciare questo mondo non le dispiaceva poi più di tanto; troppe tribolazioni le aveva riservato la vita.
E poi pensava: "se al di la di questa vita non c'è nulla, allora è la fine anche del mio tribolare, ma se qualcosa ci fosse forse ritroverò Il mio Lorenzo, con lui si che stavo bene...maledetta guerra che se l'è preso".
L' unico rammarico dell'Adele era per la figlia sposata da quindici anni che non aveva avuto bimbi.
Tutti in paese sapevano che lei era giunta alla fine e alla sera o nel pomeriggio c'era qualche vicina che portandosi il lavoro a maglia o di cucito, andava a sedersi vicino al suo letto.
Una sera una donna disse: "questa è la fine, fanno tutti così quando iniziano a pronunciare il nome delle persone già morte".
L'Adele per quattro giorni non aperse più gli occhi, il medico disse che era in coma.
Si ritrovò in un bosco trafitto da raggi di luce dove persone s'aggiravano con volti sereni, tanti le erano sconosciuti ma altri le erano familiari ed appartenevano a persone decedute.
Poi l'Adele che osservava se stessa camminare lungo un dritto sentiero di quel bosco vide arrivare un piccolo bambino contornato da una luce che non aveva mai visto di simile, quando il piccolo le arrivò vicino gli chiese:"Dove vai da solo?"
"Andiamo a casa tua" Le disse il bimbo e le strinse due dita con una forza che la sorprese e la fece ritornare indietro.
China sopra il corpo dell'Adele ci stava la figlia per ascoltare se la madre ancora respirava.
Ed ecco che la moribonda rimanendo immobile, con le mani distese lungo i fianchi alzò un solo dito verso il ventre della figlia e disse:"C'è un bimbo".
Le donne presenti dissero:" é il coma, a volte capita".
Per tre giorni tutto rimase com'era, poi il quarto giorno, come si stesse svegliando da un sonno tranquillo, l'Adele si mise seduta nel letto e disse alla figlia"Che fai qui ? Non hai niente da fare?"
Dopo Pochi giorni la figlia s'accorse d'essere incinta.
La donna non raccontò mai a nessuno di ciò che aveva visto oppure sognato ma quando il piccolo nipote aveva circa tre anni lei ebbe la certezza, quel bimbo lei l'aveva incontrato in quel bosco luminoso.
venerdì 3 aprile 2015
i miei racconti: la LISENA
Quel caldo pomeriggio di fine estate, Oreste se ne stava seduto sul portico godendosi l'ombra del pergolato d'uva fragola che iniziava a maturare,stava in canottiera e teneva i piedi appoggiati alla ringhiera.
Oreste era tornato a casa dopo alcuni anni di lavoro in una miniera del Belgio.
Era tornato per rimanere, lui abituato a lavorare all'aperto, ad infilarsi sotto terra non ce la faceva più.
Quando la vide passare per lui fu come un colpo d'aria fresca.
Camminava sul sentiero in basso, a piedi nudi, con passo leggero, indossava un vestitino sbracciato di mussola che lasciava immaginare un corpo snello e muscoloso.
Con la mano sinistra portava una brocca e sul capo teneva in equilibrio una secchia ambedue di rame lucido e colme d'acqua, riempite alla fonte, all'unica fontana che c'era in paese, giù nella parte bassa dove c'erano i lavatoi.
Anche se Oreste dalla sua posizione non ne vide la faccia non ebbe dubbi; quella era la Lisena, nessuno in paese aveva capelli così rossi e ricci.
"Certo", pensò Oreste, "Che è cambiata un bel po'"
Lui, prima di partire la vedeva sempre seduta sui muretti a giocare , e spesso la bimba si recava in casa sua, andava da sua madre che faceva la sarta per chiederle i "cencetti", piccoli ritagli di tessuto, per vestire la bambola.
La Lisena arrivata all'angolo della strada, davanti alla marginetta, con la mano libera si fece il segno di croce e scomparve dalla sua vista svoltando dietro l'alto muro in pietra.
Oreste sorrise e pensò :
" Chi sa se ancora dorme con quella brutta bambola di pezza piena di segatura e di rammendi?".
martedì 22 luglio 2014
I miei racconti: il gatto Rossino
Aveva la giovane donna un unico figlio e ci teneva alla alla sua educazione; il bimbo era solito uscire e fare la pipì nella piazzetta davanti casa e la mamma gli diceva " non si fa la pipì fuori, stai attento perché Rossino ti mangia "l'uccellino". ( Rossino era un gattone che stava sempre appostato per cacciare i passeri)
Un giorno la mamma sente il figlio che entra in casa gridando disperato, accorre e il piccolo
le dice: " O mamma!,Rossino ha mangiato l'uccellino alla Rosa e le ha fatto un buco".
Era accaduto che il piccolo aveva visto la figlia più piccola della vicina che faceva la pipì davanti casa.
La mamma cercò di spiegare le cose al piccolo il quale forse, anche perché avevo soltanto quattro anni dopo la spiegazione non aveva le idee tanto chiare perché non fece più la pipì all'aperto ma non andava più in bagno da solo.
domenica 29 giugno 2014
i miei racconti: un ladro esperto, ultima parte
Luciano si recò sul posto poi chiese da dove fosse entrato il ladro. "è entrato dal fienile ed è sceso al piano di sotto passando dal trabocco".
Il padrone si guardò attorno, poi guardando la botola disse" Questo è un ladro esperto, ma così esperto che se lo scopro gli faccio scegliere l'agnello più grosso e glielo regalo".
sabato 3 maggio 2014
i miei racconti: il vecchio e la bimba 2 parte
" Perché un giorno m'ha raccontato una storia ed ora non lo farà mai più ".
All'ora l'uomo si ricordò: era una giornata calda ed umida, un suo contadino era morto e lui andò in visita alla famiglia.
Lasciando la strada ed entrando nella piccola stanza per un poco ebbe la sensazione d'entrare in un luogo fresco ,ma era un illusione dovuta all'oscurità dell'ambiente.
Al centro della stanza faceva spicco il candore di un letto su cui stava disteso un uomo con il vestito scuro; probabilmente lo stesso abito con cui s'era sposato. Lungo la parete stavano donne sedute sulle sedie che s'erano portate da casa, e recitavano il rosario.
Quel vecchio guardò verso una porta socchiusa che dava sulla cucina dove una bimba stava seduta ed i suoi piedi nudi non arrivavano a toccare il pavimento.
Era sola e piccola ma sul volto aveva la seriosità di un adulto; l'uomo le si avvicinò mentre la bimba rimaneva immobile guardandolo con occhi severi, allora lui si sedette in basso, davanti a lei, sul soglio del focolare e non sapendo quali parole dire ad una creatura così piccola, iniziò a raccontarle una storia e la condusse in paesi incantati.
Due giorni dopo quella farsa di funerale il vecchio andò a cercare la bimba e la madre e le condusse con lui a vivere nella grande casa, in quella casa dove mai sarebbe potuta entrare se non come serva, mentre ora ne era divenuta la cosa più preziosa.
Alla sera, seduti nel grande salone, nell'incanto di quegli occhi dove tutto poteva avverarsi, quel vecchio diveniva servo bastonato, fanciullo e capitano di velieri mai visti, capace di ridere e piangere.
Quando la bimba, impaurita da certe storie, afferrava la sua grande e rugosa mano e poi rassicurata prendeva ad accarezzarla con mano leggera come l'ala d'un passero era come se gliela posasse sul cuore guarendolo d'antichi mali.
prima parte
http://raccontareunpaese.blogspot.it/2014/05/i-miei-raccontiil-vecchio-e-la-bimba.html
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