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domenica 4 gennaio 2015

diversi e distanti

In un piccolo paese, ancora c'è inconsolabile il fanciullo qual'ero.
Un bimbo con gli occhi colmi di lacrime e l'anima colma di musica, era la musica impetuosa del vento, il quieto scorrer dell'acqua, la tenerezza d'una ninna nanna.
Nelle notti oscure vorrei stringerlo al mio petto per raccontargli storie infinite, ma troppo fonda è la valle che ci separa; valle scavata dagli anni e dalle notti insonni .
Solo la notte, talvolta in sogno, m'è consentito raggiungerlo per piangere al suo fianco.


da un vecchio diario ritrovato  

giovedì 17 ottobre 2013

8 agosto ( diario di A. )

Bella questa mia terra dov'è tornato il volo del falco e stralci di nubi irrequiete s'abbracciano alle cime dei monti. 
Bella questa terra nelle bianche ferite di marmo da cui è tratto ogni giorno il nostro pane.
Bella e avara di frutti, il viverla è amore e fatica. Rossa nella sua terra dove ci vuol costanza a far crescere figli e frumento ed è nella sua terra rossa dove un giorno voglio addormentarmi.

mercoledì 9 ottobre 2013

Senza data ( diario di A. )

Forse ho sbagliato figlio mio a non alzare mai le mani su di te, lo penso ogni vota che vedo la tua gentilezza rivolta ad altri mentre con me ti fai ogni giorno più arrogante.
Guardo altri figli che son stati spesso picchiati dai genitori, figli che sembrano adorarli e voler conquistare ogni giorno il loro amore.
Ma come avrei mai potuto alzare le mani su di te quando solo il fatto d'averti concepito mi sembrava un miracolo.
Io con la mia incapacità ed il sentirmi in colpa per essere sopravvissuta, anche se quella non fu una mia scelta.  E poi sei arrivato tu, una creatura così piccola e perfetta, un dono unico e prezioso. Ogni volta che ti stringevi a me e nella notte nel letto sentivo il tuo corpicino caldo che respirava mi sembrava il ripetersi di un miracolo. Tu che crescendo  ascoltavi ogni mia parola con occhi incantati!
Qualunque strada tu prenderai ed ovunque andrai solo per aver provato questo io non potrò che amarti.
Forse le mie sono solo le tristezze di una sera piovosa e tu stai semplicemente divenendo un giovane uomo a cui ho insegnato tutto quello che sapevo ed ora fatica a trovare la sua strada.

martedì 10 settembre 2013

di questo diario

Di questo diario ritrovato ( di Argia ) pubblicherò soltanto ciò che mi sembra giusto, perché alcune pagine sono troppo intime, troppo dolorose e mi sembrerebbe una violazione alla memoria.

domenica 8 settembre 2013

15 febbraio ( diario di A. )




15 febbraio

Creatura fatta di cielo e di vento, senza riuscirci, volevo insegnarti a volare in spazi solo tuoi dove niente e nessuno può raggiungerti.

 Si può volare anche se chiusi tra quattro mura o fermi in un letto.

Lì non s'ha paura d'esser soli anzi spesso si ha il bisogno di silenzio intorno a noi.

Dove, come nasce questa  " cosa " ? Di preciso non lo so, ma può nascere dentro di noi, in ciascuno di noi. Forse certe cose ci salvano dalla disperazione, è una difesa , è un dono ?
 Non lo so, forse è la nostra anima che non vuol morire e ci tende una mano. Forse prima che ciò accada bisogna conoscere l'inferno della vita , e credimi io l'ho visto !

Dopo aver passato metà della notte a piangere,  il sole batte sul vetro della casa vicina, si riflette sul muro della mia camera illuminando una macchia verde.

Quella macchia m'ha fatta uscire e m'ha portato via da qui , non verso ricordi.
 
Ho" visto " muschi che ricoprono tronchi e rocce, tappeti di foglie morte e sotto di esse i primi segni di una nuova stagione, insetti che si muovono frettolosi, nuovi germogli, e qualche croco che si affaccia tra i muschi.

"Sento " nel bosco lontano il cinguettare degli uccelli che si trasforma in  canto, di quel bosco io sento l'odore, l'odore che emana la selva bagnata dalla pioggia di ieri sera.

Ogni bosco ha profumi diversi a secondo degli alberi e del sottobosco che vi si trovano, profumi diversi se il bosco è curato dagli uomini oppure se è soltanto la natura che se ne prende cura .

Se continuo a tenere gli occhi chiusi," vedo, sento" quel bosco, i suoi alberi con i rami spogli che si disegnano contro il cielo pulito di questa mattina.

Più di rado io vedo, percepisco persone, non so quale sia la parola giusta per questo, ma sono luoghi, persone ed altro che non fanno parte della mia memoria.

 Quando "vedo" persone , pur non avendole davanti se sapessi disegnare mi piacerebbe riportarle su un quaderno tanto mi sono chiari volti ed espressioni.

 Dietro ogni espressione sento che c'è una storia ed ecco che dopo giorni, quando penso a tutt'altre cose, improvvisamente come il dipanarsi d'una matassa , la storia, il vissuto di quella persona m'è chiaro.

mercoledì 28 agosto 2013

7 novembre ( dal diario di A. )

A svegliarmi è stato il freddo della notte ed è il freddo che mi impedisce di riprender sonno.
Sento il cane di Oreste che abbaia, il suo abbaiare ormai non è più quello di un cane da guardia e nemmeno quello d'un cane che da strattoni alla catena che lo lega, non so più da quanto tempo, a quel bidone arrugginito che gli fa da cuccia. Forse pure lui ha freddo e uggiola sconsolato, incatenato al susseguirsi delle ore, degli anni tutti uguali, diversi per lui solo per il freddo e per il caldo a cui per sottrarsi l'estate scava una buca nel terreno polveroso.

venerdì 16 agosto 2013

dal diario dell'Argia 10 ottobre

10  ottobre

Questi piccoli animali che ci vivono vicino, si scaldano al nostro focolare, ci salgono sulle ginocchia e passeggiano sui muretti del paese in realtà sono degli sconosciuti, noi possiamo conoscere soltanto le loro abitudini.
Ieri mattina passando vicino al cimitero vedo sopra il muretto che lo recinta un bel gatto rosso erano diversi giorni che al mattino lo vedevo li sdraiato.  Pensavo che fosse un gatto del prete che abita nella canonica vicino al cimitero e invece m' hanno detto che è il gatto di Angiolo il quale è sepolto da una settimana proprio vicino al muretto dove in questi giorni ho visto il suo gatto.
La stessa cosa accadde quando morì mio nonno ed anche lui viveva da solo con il suo gatto lo portavano a casa e lui di nuovo tornava al cimitero finché un giorno non s'è più trovato. Come possono sapere, cos'è che li guida?
Quand'ero piccola e il prete per la benedizione pasquale girava le stanze una ad una e nelle case non c'era bicchiere, piatto o angolo della casa che non fosse lavato , chiese il parroco a mia madre uno dei due gattini che aveva visto nella cucina.
Erano due fratelli, uno rosso e uno grigio, mia madre mi convinse a darlo via dicendomi che il prete l'avrebbe tenuto bene e poi di gatti ne avevo diversi.
Dopo due giorni la sorella del parroco venne a chiederci se per caso il gattino fosse ritornato a casa nostra perché l'avevano cercato a lungo senza trovarlo. Il gattino rosso dato al prete era scomparso e non fu più trovato mentre dal giorno dopo la separazione quello rimasto a noi smise di mangiare e non ci fu verso, si lasciò morire di fame.

venerdì 9 agosto 2013

dal diario dell'Argia ( 9 settembre )




La montagna s'è fatta cupa e scrosci di pioggia si sono riversati nei suoi canaloni scorrendo nelle pietraie e poi giù in basso nella selva.

 Poi è arrivato il vento del nord ed ha liberato dalle nubi i suoi canaloni e le ha spinte su verso la vetta e le ha disperse su altre montagne, su altre pianure.

 La montagna s'è fatta cristallina nell' aria tersa , s'è fatta canora nel vento.
 Anch'io vorrei esser lassù anziché qui a rammendar calzini , lassù dove il tempo scorre senza la fretta dei miei giorni e la selva lucidata nei suoi colori autunnali svela nell'aria tutti i suoi aromi segreti.