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martedì 20 maggio 2014
diversi parte 4
La cosa più brutta che un genitore può fare ai propri figli è quella di autorizzare il figlio maggiore a correggere e picchiare quello minore è un modo per trasformarli in nemici e negargli la possibilità di confidarsi e divenire un po' complici l'uno dell'altro, allora non potevo capirlo.........
( da un diario ritrovato)
sabato 8 febbraio 2014
24 gennaio ( diario di A. )
Mi chiedo talvolta cos'è questa insoddisfazione, questa mancanza che ci portiamo con noi gran parte della nostra vita.
Quando siamo piccoli si vuol divenire grandi, quado siamo grandi guardiamo alla nostra infanzia, alla nostra innocenza con nostalgia anche se talvolta non sono stati anni felici.
Io non conosco molto del mondo ma tutti coloro che conosco ed ho conosciuto portano con se questa cosa che non ha nome.
Desideriamo l'amore, il lavoro, una casa, dei figli, tanti desiderano avere molto denaro, più di quello necessario e chi è ricco desidera il potere.
Quando stiamo per raggiungere ciò che abbiamo desiderato ci sentiamo felici, ma un volta avuto, con il tempo ci si abitua ed allora c'è sempre qualcosa che ci rende insoddisfatti, incompleti.
domenica 26 gennaio 2014
un giorno senza data
le mie amiche se ne sono andate, portate via da un male tremendo che le ha distrutte nel fisico.
E dopo l'ultima che se n'è andata qualcosa dentro di me è cambiato, c'è la consapevolezza della morte. Tutti sappiamo che prima o poi capita, ma io mi porto dentro qualcosa di diverso, è la sensazione che di tempo non ne avrò più tanto e vorrei avere una fede solida, ma la mia non lo è.
Quando cammino per un sentiero mi dico che anch'io dovrò andarmene come tutti quelli che per centinaia d'anni l'hanno percorso e non ci sono più mentre tutto attorno continua il suo corso. Torno a casa e guardo le mie cose, cose inutili che conservo da anni e mi chiedo perché non faccio pulizia e le butto. è come se mi stessi distaccando dalle cose e nello stesso tempo ho paura.
( dal diario di A )
E dopo l'ultima che se n'è andata qualcosa dentro di me è cambiato, c'è la consapevolezza della morte. Tutti sappiamo che prima o poi capita, ma io mi porto dentro qualcosa di diverso, è la sensazione che di tempo non ne avrò più tanto e vorrei avere una fede solida, ma la mia non lo è.
Quando cammino per un sentiero mi dico che anch'io dovrò andarmene come tutti quelli che per centinaia d'anni l'hanno percorso e non ci sono più mentre tutto attorno continua il suo corso. Torno a casa e guardo le mie cose, cose inutili che conservo da anni e mi chiedo perché non faccio pulizia e le butto. è come se mi stessi distaccando dalle cose e nello stesso tempo ho paura.
( dal diario di A )
venerdì 8 novembre 2013
7 gennaio ( diario di A )
E strano, quante cose albergano nel cuore di un altro essere, puoi sederti accanto a lui per un lungo viaggio, anche per un giorno intero e poi dimenticartene, tante persone incontriamo nella vita che rimarranno degli sconosciuti.
Eppure io guardando quell'uomo già anziano vedevo una ragazza con le trecce legate da nastri, la vedevo così come lui l'aveva vista molti anni prima.
Lei era minuta, piena di speranza e di paura mentre guardava stupita, al di la del finestrino, quel paese
dove tutto era più grande; le case, i fiumi ed anche le persone, mentre al suo paese tutto era piccolo anche gli alberi che dovevano lottare per un po' d'acqua, lì tutto era difficile, anche la vita lo era.
Eppure io guardando quell'uomo già anziano vedevo una ragazza con le trecce legate da nastri, la vedevo così come lui l'aveva vista molti anni prima.
Lei era minuta, piena di speranza e di paura mentre guardava stupita, al di la del finestrino, quel paese
dove tutto era più grande; le case, i fiumi ed anche le persone, mentre al suo paese tutto era piccolo anche gli alberi che dovevano lottare per un po' d'acqua, lì tutto era difficile, anche la vita lo era.
mercoledì 25 settembre 2013
come una camelia
La nostra amicizia ha una lunga data ma i nostri incontri sono sempre stati casuali. Ci incontravamo magari ai mercati, alle feste come ai funerali. Ma c'era qualcosa a farci simili al di la del diverso tipo di vita che ognuno di noi aveva, delle nostre diverse età e cose materiali che l'una aveva e all'altra mancavano.
Era il dolore che l'una conosceva dell'altra, il dolore di lei era datato ma non per questo meno sentito, mentre il mio era recente ed aveva aperto in me spaccature che lei per esperienza sapeva non si sarebbero mai colmate.
Ognuna di noi reagiva alla sofferenza in modo diverso, io mi chiudevo in un muto inselvatichimento, mentre lei sembrava la persona più serena del mondo. Teneva tutto nascosto sotto una quieta espansività, sempre sorridente ed aperta verso tutti ma simile a me nel non parlare di ciò che si portava dentro.
Ma ora qualcosa in lei ha ceduto, l'ultima volta che l'ho vista ho pensato alla fuliggine che si attacca alle foglie della camelia che vedo dalla mia finestra. Una nera fuliggine che sembra una polvere leggera ma in realtà la sta soffocando ricoprendo sempre più foglie e tutta la pioggia dell'inverno non è riuscita a lavarla via.
Non a caso spesso vengo a passare davanti alla sua casa dove alle finestre prima pendevano rossi gerani ed erano un invito a fermarsi.
Passo spesso davanti a quelle finestre chiuse e con le tende tirate perché talvolta in quelle tende vedo aprirsi un piccolo spiraglio. Forse incuriosita dal rumore dei passi guarda chi è ma non vuol esser vista, non ha voglia di parlare on nessuno. Io le faccio un cenno di saluto, lei allarga un po' più la tenda, e vedo un sorriso appena accennato, sincero ma senza colore come le bianche camelie che in questi giorni cominciano a schiudersi sui rami davanti alla mia finestra.
Non ho mai bussato alla sua porta e se lo facessi ora temo che non mi aprirebbe. Vorrei che un giorno mi chiedesse d'entrare ed allora vorrei potergli dare in prestito il mio cuore il mio " sentire " e metterlo di fianco al suo.
Senza parole, perché non ne saprei trovare di giuste, vorrei che " sentisse " che val la pena d'aprire quelle finestre e uscire fuori, altro non fosse che per sentire sulla pelle il sole tiepido di questa stagione.
( 9 marzo diario di A. )
Era il dolore che l'una conosceva dell'altra, il dolore di lei era datato ma non per questo meno sentito, mentre il mio era recente ed aveva aperto in me spaccature che lei per esperienza sapeva non si sarebbero mai colmate.
Ognuna di noi reagiva alla sofferenza in modo diverso, io mi chiudevo in un muto inselvatichimento, mentre lei sembrava la persona più serena del mondo. Teneva tutto nascosto sotto una quieta espansività, sempre sorridente ed aperta verso tutti ma simile a me nel non parlare di ciò che si portava dentro.
Ma ora qualcosa in lei ha ceduto, l'ultima volta che l'ho vista ho pensato alla fuliggine che si attacca alle foglie della camelia che vedo dalla mia finestra. Una nera fuliggine che sembra una polvere leggera ma in realtà la sta soffocando ricoprendo sempre più foglie e tutta la pioggia dell'inverno non è riuscita a lavarla via.
Non a caso spesso vengo a passare davanti alla sua casa dove alle finestre prima pendevano rossi gerani ed erano un invito a fermarsi.
Passo spesso davanti a quelle finestre chiuse e con le tende tirate perché talvolta in quelle tende vedo aprirsi un piccolo spiraglio. Forse incuriosita dal rumore dei passi guarda chi è ma non vuol esser vista, non ha voglia di parlare on nessuno. Io le faccio un cenno di saluto, lei allarga un po' più la tenda, e vedo un sorriso appena accennato, sincero ma senza colore come le bianche camelie che in questi giorni cominciano a schiudersi sui rami davanti alla mia finestra.
Non ho mai bussato alla sua porta e se lo facessi ora temo che non mi aprirebbe. Vorrei che un giorno mi chiedesse d'entrare ed allora vorrei potergli dare in prestito il mio cuore il mio " sentire " e metterlo di fianco al suo.
Senza parole, perché non ne saprei trovare di giuste, vorrei che " sentisse " che val la pena d'aprire quelle finestre e uscire fuori, altro non fosse che per sentire sulla pelle il sole tiepido di questa stagione.
( 9 marzo diario di A. )
martedì 17 settembre 2013
una porta chiusa
Dove sono io mentre la mia immobilità si fissa sulle luci della pianura e si leva l'occhio a raggiungere luoghi dove i miei passi non mi condurranno più ?
Io sono dietro una porta che mi sono chiusa alle spalle perché troppe porte si sono chiuse davanti a me. Sono la dove mi porta il pensiero, forse in un tempo che non è questo.
Ferma nell'alba che spenge gli ultimi lumi della processione e la notte morente esala respiri di mirto e d'incenso.
A rincorrer sterili mammelle che m'hanno dato solo cibo. Sospesa tra il finito e l'infinito la dove una porta mi si para davanti e non ho la forza per aprirla eppure ha la fragilità d'una ragnatela ed un' acquosa trasparenza. Dietro vi troveri gli errori che non ho avuto il coraggio di fare e tutte le parole taciute ma aprendola temo di vederne il danno.
Sono persa nelle cose smarrite, nella cose negate, nell'azzurro pensiero che mi porta da te.
domenica 15 settembre 2013
15 dicembre ( diario di A. )
La pioggia scroscia dalle grondaie e ruscella giù per le strade in discesa. Gocciola monotona nel secchio di zinco al centro della mia camera, a tre palmi dal mio letto. In notti come questa quando il freddo sembra attorcigliarti le viscere è difficile avere buoni pensieri. Ma il freddo non viene dalla pioggia d'inverno, nasce dentro di me, sgorga la dove una domanda si forma "perchè , perché a lui e non a me "
Ma nessun saggio, nessuna parola che sia mai stata scritta o detta avrebbero una risposta da darmi.
Ma nessun saggio, nessuna parola che sia mai stata scritta o detta avrebbero una risposta da darmi.
martedì 10 settembre 2013
18 ottobre ( dal diario di A )
18 ottobre
Ti ringrazio perché ancora una volta i miei occhi si sono aperti e vedo sui bassi colli le nubi frangiarsi d' oro mentre il sole sta sorgendo.
Perché nonostante il dolore d' una vita riesco ancora ad alzare gli occhi al celo senza maledirlo. Nonostante abbia imparato da tempo quanto sia fragile la vita, mi rassicura guardare il susseguirsi delle stagioni ed altre vite di qualunque forma seguire il proprio corso come fiume inesauribile con l'unica coscienza d'esistere, di rinnovarsi senza porsi umani, dolorosi perché.
Ti ringrazio perché ancora una volta i miei occhi si sono aperti e vedo sui bassi colli le nubi frangiarsi d' oro mentre il sole sta sorgendo.
Perché nonostante il dolore d' una vita riesco ancora ad alzare gli occhi al celo senza maledirlo. Nonostante abbia imparato da tempo quanto sia fragile la vita, mi rassicura guardare il susseguirsi delle stagioni ed altre vite di qualunque forma seguire il proprio corso come fiume inesauribile con l'unica coscienza d'esistere, di rinnovarsi senza porsi umani, dolorosi perché.
domenica 8 settembre 2013
15 febbraio ( diario di A. )
15 febbraio
Si può volare anche se chiusi tra quattro mura o fermi in un letto.
Lì non s'ha paura d'esser soli anzi spesso si ha il bisogno di silenzio intorno a noi.
Dove, come nasce questa " cosa " ? Di preciso non lo so, ma può nascere dentro di noi, in ciascuno di noi. Forse certe cose ci salvano dalla disperazione, è una difesa , è un dono ?
Non lo so, forse è la nostra anima che non vuol morire e ci tende una mano. Forse prima che ciò accada bisogna conoscere l'inferno della vita , e credimi io l'ho visto !
Dopo aver passato metà della notte a piangere, il sole batte sul vetro della casa vicina, si riflette sul muro della mia camera illuminando una macchia verde.
Quella macchia m'ha fatta uscire e m'ha portato via da qui , non verso ricordi.
Ho" visto " muschi che ricoprono tronchi e rocce, tappeti di foglie morte e sotto di esse i primi segni di una nuova stagione, insetti che si muovono frettolosi, nuovi germogli, e qualche croco che si affaccia tra i muschi.
"Sento " nel bosco lontano il cinguettare degli uccelli che si trasforma in canto, di quel bosco io sento l'odore, l'odore che emana la selva bagnata dalla pioggia di ieri sera.
Ogni bosco ha profumi diversi a secondo degli alberi e del sottobosco che vi si trovano, profumi diversi se il bosco è curato dagli uomini oppure se è soltanto la natura che se ne prende cura .
Se continuo a tenere gli occhi chiusi," vedo, sento" quel bosco, i suoi alberi con i rami spogli che si disegnano contro il cielo pulito di questa mattina.
Più di rado io vedo, percepisco persone, non so quale sia la parola giusta per questo, ma sono luoghi, persone ed altro che non fanno parte della mia memoria.
Quando "vedo" persone , pur non avendole davanti se sapessi disegnare mi piacerebbe riportarle su un quaderno tanto mi sono chiari volti ed espressioni.
Dietro ogni espressione sento che c'è una storia ed ecco che dopo giorni, quando penso a tutt'altre cose, improvvisamente come il dipanarsi d'una matassa , la storia, il vissuto di quella persona m'è chiaro.
domenica 18 agosto 2013
9 marzo dal diario di Argia
9 Marzo
Questa sera, sera di vento e pioggia inizio a scrivere su queste pagine, scrivo perché non ho nessuno con cui parlare.
Parlare davvero intendo, di quello che è il mio sentire e non le cose di tutti i giorni.
Da poco ho perso in modo irrimediabile la mia amica ed ora ne sento una struggente nostalgia.
vorrei avere una fede ferma ma non ce l'ho e talvolta mi guardo attorno e mi chiedo :
" dove sei ? " Qualcosa in me si rifiuta al pensiero che tutto sia perso.
Questa sera, sera di vento e pioggia inizio a scrivere su queste pagine, scrivo perché non ho nessuno con cui parlare.
Parlare davvero intendo, di quello che è il mio sentire e non le cose di tutti i giorni.
Da poco ho perso in modo irrimediabile la mia amica ed ora ne sento una struggente nostalgia.
vorrei avere una fede ferma ma non ce l'ho e talvolta mi guardo attorno e mi chiedo :
" dove sei ? " Qualcosa in me si rifiuta al pensiero che tutto sia perso.
venerdì 16 agosto 2013
dal diario dell'Argia 10 ottobre
10 ottobre
Questi piccoli animali che ci vivono vicino, si scaldano al nostro focolare, ci salgono sulle ginocchia e passeggiano sui muretti del paese in realtà sono degli sconosciuti, noi possiamo conoscere soltanto le loro abitudini.
Ieri mattina passando vicino al cimitero vedo sopra il muretto che lo recinta un bel gatto rosso erano diversi giorni che al mattino lo vedevo li sdraiato. Pensavo che fosse un gatto del prete che abita nella canonica vicino al cimitero e invece m' hanno detto che è il gatto di Angiolo il quale è sepolto da una settimana proprio vicino al muretto dove in questi giorni ho visto il suo gatto.
La stessa cosa accadde quando morì mio nonno ed anche lui viveva da solo con il suo gatto lo portavano a casa e lui di nuovo tornava al cimitero finché un giorno non s'è più trovato. Come possono sapere, cos'è che li guida?
Quand'ero piccola e il prete per la benedizione pasquale girava le stanze una ad una e nelle case non c'era bicchiere, piatto o angolo della casa che non fosse lavato , chiese il parroco a mia madre uno dei due gattini che aveva visto nella cucina.
Erano due fratelli, uno rosso e uno grigio, mia madre mi convinse a darlo via dicendomi che il prete l'avrebbe tenuto bene e poi di gatti ne avevo diversi.
Dopo due giorni la sorella del parroco venne a chiederci se per caso il gattino fosse ritornato a casa nostra perché l'avevano cercato a lungo senza trovarlo. Il gattino rosso dato al prete era scomparso e non fu più trovato mentre dal giorno dopo la separazione quello rimasto a noi smise di mangiare e non ci fu verso, si lasciò morire di fame.
Questi piccoli animali che ci vivono vicino, si scaldano al nostro focolare, ci salgono sulle ginocchia e passeggiano sui muretti del paese in realtà sono degli sconosciuti, noi possiamo conoscere soltanto le loro abitudini.
Ieri mattina passando vicino al cimitero vedo sopra il muretto che lo recinta un bel gatto rosso erano diversi giorni che al mattino lo vedevo li sdraiato. Pensavo che fosse un gatto del prete che abita nella canonica vicino al cimitero e invece m' hanno detto che è il gatto di Angiolo il quale è sepolto da una settimana proprio vicino al muretto dove in questi giorni ho visto il suo gatto.
La stessa cosa accadde quando morì mio nonno ed anche lui viveva da solo con il suo gatto lo portavano a casa e lui di nuovo tornava al cimitero finché un giorno non s'è più trovato. Come possono sapere, cos'è che li guida?
Quand'ero piccola e il prete per la benedizione pasquale girava le stanze una ad una e nelle case non c'era bicchiere, piatto o angolo della casa che non fosse lavato , chiese il parroco a mia madre uno dei due gattini che aveva visto nella cucina.
Erano due fratelli, uno rosso e uno grigio, mia madre mi convinse a darlo via dicendomi che il prete l'avrebbe tenuto bene e poi di gatti ne avevo diversi.
Dopo due giorni la sorella del parroco venne a chiederci se per caso il gattino fosse ritornato a casa nostra perché l'avevano cercato a lungo senza trovarlo. Il gattino rosso dato al prete era scomparso e non fu più trovato mentre dal giorno dopo la separazione quello rimasto a noi smise di mangiare e non ci fu verso, si lasciò morire di fame.
venerdì 9 agosto 2013
dal diario dell'Argia ( 9 settembre )
La montagna s'è fatta cupa e scrosci di pioggia si sono riversati nei suoi canaloni scorrendo nelle pietraie e poi giù in basso nella selva.
Poi è arrivato il vento del nord ed ha liberato dalle nubi i suoi canaloni e le ha spinte su verso la vetta e le ha disperse su altre montagne, su altre pianure.
La montagna s'è fatta cristallina nell' aria tersa , s'è fatta canora nel vento.
Anch'io vorrei esser lassù anziché qui a rammendar calzini , lassù dove il tempo scorre senza la fretta dei miei giorni e la selva lucidata nei suoi colori autunnali svela nell'aria tutti i suoi aromi segreti.
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