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giovedì 24 novembre 2016

vi ricordate questa foto?


E questo sotto è il risultato di tanta pazienza




Le castagne per fare farina sono pronte.....

ora bisogna cercare un mulino.....qui vicino non ce ne sono


martedì 15 novembre 2016

le mie ricette: tullore


Questa non è una ricetta .....
è una cosa che ti accarezza prima il naso, poi il palato ed i ricordi

é come una poesia, una favola che viene dal passato....dove bimbi seduti davanti al camino ascoltan fole mentre in un angolo sopra poche braci, bollendo pianissimo, cuocino ....

Le Tullore


Per fare le tullore occorrono castagne belle e sane fatte seccare nel metato per quaranta giorni e quaranta notti.

Si tengono in acqua fredda per circa 20 ore e raddoppieranno il loro volume.

Poi io uso metterle a fuoco in acqua fredda con una foglia d'alloro, semi di finocchio selvatico e qualche scorzetta d'arancia.

L'acqua deve ricoprirle e se si asciugano troppo aggiungetene un poco ma bollente, mai fredda.

Appena l'acqua bolle bisogna tenerle a fiamma molto bassa, l'acqua durante la cottura quasi non deve muoversi altrimenti si sbriciolano tutte.

Per farle buone bisogna tenerle sul fuoco circa 3 ore, dipende se sono più o meno piccole, si controllano assaggiandone una.

Se le desiderate più dolci a fine cottura potete aggiungere un poco di zucchero.

Alcuni vi aggiungono un bicchiere di latte caldo verso la fine della cottura.

Vanno mangiate assieme all'acqua di cottura.

Non mettete panna o vaniglia sintetica, se vi piace una volta nella tazza mettete un cucchiaio di rum...però meno aggiungete meglio è.

domenica 18 gennaio 2015

le mie ricette:la torta di ciaccio

La farina di castagne dalle mie parti veniva chiamata: farina di ciaccio.

pensate che una volta in molte case c'erano la cassa ed  il cassone; erano ambedue cassapanche in legno di castagno.

La cassa era più piccola e conteneva la farina di castagne per le persone. Era una farina dolcissima,le castagne dopo l'essiccazione venivano scelte una ad una e scartavano quelle che avevano macchie.

Nel cassone andava a finire tutta la farina ricavata dalle castagne che erano più scure o avevano tracce di bacature e quella era farina che serviva ad allevare il maiale.


Spesso sento chiamare le torte fatte con farina di castagne "castagnaccio" ma da noi veniva così chiamata la versione più povera della torta di ciaccio che si faceva così: veniva impastata farina con poca acqua ed un pizzico di sale, si mettevano delle foglie sulla pala con cui s'infornava il pane nel forno a legna, vi si metteva sopra l'impasto di farina di castagne e si cuoceva sul piano del forno ben caldo,le foglie facevano le veci di una teglia.




                                                             la torta di ciaccio




Questa è la versione semplice come veniva fatta una volta.


Bisogna impastare della farina di castagne con acqua ed un pizzico di sale, vi si aggiungono poche e piccole scorzette d'arancia (solo la parte gialla).

Si unge la teglia con olio, vi si versa l'impasto che deve avere la consistenza della pastella per friggere, si versano un filo d'olio  ed alcuni aghi di rosmarino sulla superficie.


Si cuoce in forno ben caldo finché sulla superficie si formano tante screpolature.



Se qualcuno vuole farla consiglierei di mettere in teglia un impasto dello spessore di un dito o poco più e di non esagerare con l'olio perché non viene assorbito.

sabato 15 novembre 2014

il metato


Questo è un vecchio metato che veniva usato da più generazioni fino alla metà degli anni sessanta.
è un metato piuttosto grosso in cui venivano essiccati circa novanta sacchi di castagne fresche.


                                                                       
 

I metati erano costruzioni a due piani, nel piano inferiore, di solito in terra battuta veniva acceso un fuoco per circa quaranta giorni. Vi si bruciavano grossi pezzi di legna (ciocchi) di castagno ricoperti con la buccia delle castagne secche dell'anno prima (la pula) che aveva lo scopo di soffocare parzialmente il fuoco e provocare parecchio fumo.

Tra un piano e l'altro c'erano due o tre travi su cui poggiavano tanti bastoni di legno di castagno ben dritti e vicini l'uno a l'altro (cannicci). Erano messi vicini quanto bastava a far passare il fumo ma non far cadere le castagne che vi stavano sopra.

Al piano superiore del metato, sul retro c'è una finestrella attraverso la quale venivano versate e poi stese le castagne sopra i cannicci.

Durante il periodo dell'affumicatura, ogni tanto le castagne venivano smosse con un rastrello e quando l'essiccazione era a buon punto con fieno o felci secche venivano chiuse le piccole finestrelle (Le buchette).

Quando le castagne erano pronte per farne farina, veniva ben pulito il pavimento e veniva allargato qualche "canniccio" attraverso quelle aperture cadevano tutte le castagne secche.