venerdì 7 giugno 2013

C'è un qualcosa

                            C'è un qualcosa

Tra il  finito e l'infinito
c'è qualcosa che palpita e trema.
Forse è solo rugiada
appesa ad una tela
o il lento disfarsi
d'una rosa.                      
è un muto canto
o polvere di farfalla                                        
persa nel vento.
è una donna che ogni sera
si spoglia piano
per qualcuno che non verrà.




                               gabriella

giovedì 6 giugno 2013

i miei racconti: lei voleva consolarla

Una mattina presto mi svegliarono le grida d'una donna " aiuto aiuto" gridava a tutta voce e chi si trovava in paese accorreva verso quella casa. Quando io vi arrivai c'era già  pieno di gente,  e siccome  ero una bimba non mi fecero entrare, m'affacciai appena sul soglio della cucina e prima che chiudessero la porta, notai che sul tavolo c'erano due bicchieri di vetro pieni d'acqua che avevano all' interno due dentiere. Nella piazzetta davanti casa c'era l'Armida seduta su di una sedia circondata da da altre donne e piangendo diceva "che peccato ho fatto, per una donna è un peccato grave, questa notte mi sono rifiutata al mi' marito e ora è morto, stava così bene, s'è alzato e non ha fatto in tempo a vestirsi del tutto ch'è morto senza dirmi una parola."
T'arriva nella piazzetta la padrona dell'unico baretto del paese e subito fa alla vedova, per consolarla "però se doveva morire ha fatto proprio una bella morte, così senza tribola' tanto, e pensare che ieri sera stava così bene!.. M'e arrivato in bottega che ero sola, non mi riusciva salvarmi, s'è infilato  dietro il banco e voleva per forza mettermi le mani sotto le gonnelle". Le donne presenti la guardano male e lei fa " che ho detto di male è la verità stava proprio bene."


( qualunque riferimento a luoghi o persone è puramente casuale)

mercoledì 5 giugno 2013

le mie ricette: Pane con l'uva



Questo è un dolce buono e con pochi ingredienti inoltre penso che vada bene anche per chi ha problemi di colesterolo poiché non contiene uovo né burro. Qui, dalle mie parti si usava e si usa farlo ancora per la pasqua e mangiarlo a colazione assieme alle uova sode. ma siccome in casa mia piace lo faccio diverse volte .

                                                               Pane con l'uva




 Se qualcuno vuole provare scrivo la ricetta.
Ingredienti:

500 g. farina,
500 g.uva sultanina,
10 g. lievito di birra,
due cucchiai di zucchero,
2 cucchiai d'olio,
1 cucchiaio semi di ance,
un pizzico di sale.

Si mette a mollo, per dieci minuti, nell'acqua tiepida l'uva sultanina.

 Poi si scioglie in acqua tiepida il lievito di birra e vi si aggiungono due cucchiai rasi di zucchero, due cucchiai d'olio, un poco di semi d'anice, l'uvetta strizzata, un poco di sale e la  farina quanta ne basta per fare un panetto morbido come per fare le focacce.
S' impasta il tutto e si mette in una teglia lasciandovelo lievitare, bene e a lungo, coperto con un panno umido .
Quando l'impasto è ben lievitato si mette nel forno ben caldo circa 190 gradi e dopo una decina di minuti s'abbassa la un poco temperatura.

Dopo una mezz'ora se si teme che la crosta si scurisca più del dovuto si copre con carta da forno o stagnola.


Per la lievitazione serve un tempo assai lungo perché l'uva rende l'impasto pesante e molto dipende dalla temperatura.



lunedì 3 giugno 2013

tre finestre

Ero pronta per andare nell'orto ed ecco che inizia a piovere: nella stanza ci sono tre finestre e  da ciascuna vedo cose diverse: quella davanti a me c'è il sole e sul filo del telefono ci sono sette rondini che si stanno facendo il bagno , da quella che sta alla mia destra c'è tutto nuvoloso e vedo alle finestre i panni dei miei vicini che ormai si sono bagnati. mentre dall' altra finestra vedo che s'inizia a formare un pallido arcobaleno.

Come avere un roseto senza spendere




 Se ho tante rose antiche lo devo alla vecchia usanza, che in parte c'è ancora,nei piccoli centri, di scambiarsi piante e semi ormai introvabili in commercio.  E le vecchie varietà di rose, quelle che fioriscono soltanto in primavera attecchiscono facilmente, basta chiederne qualche rametto nel mese d'ottobre. Ho anche rose che fioriscono fino all'autunno ma nulla anno in più delle vecchie varietà le quali fioriscono si, una volta sola ma con una tale abbondanza di fiori e di profumo e poi cosa non da meno, non prendono pidocchi ne altre malattie. E una cosa non secondaria visto i costi dell'acqua,
durante l'estate non l'annaffio mai. Non so se queste rose hanno un nome ma le ricordo con il nome di chi me l'ha date, che avendole avute quando ero ancora una bimba sono persone scomparse. Così ho le rose di Serafino, della Rosalinda, di Dante, dell' Evelina, della Iole, dell'Odette e quelle che ho trovato in un terreno abbandonato.

rose e papaveri


                               l'ultima rosa che ho comperato; il suo primo fiore profumato




                                            stanno fiorendo i miei primi papaveri


                                     
                                      Queste sono una piccola parte delle mie rose antiche
                                               .

sabato 1 giugno 2013

le mie ricette: Lupini salati fai da te




Mi diceva mio padre che da piccolo aveva una zia la quale si manteneva tessendo al telaio, tesseva soprattutto canapa che veniva, dalle nostre parti, coltivata in tutti i paesi e lana anch'essa di produzione locale.
Quando in zona c'era qualche fiera la zia Palma  andava a vendervi i lupini, li cuoceva qualche giorno prima, e poi li metteva in un sacco di grossa tela e li portava in una pozza d'acqua corrente nel rio  al fine di fargli perdere il gusto amaro, dopo un paio di giorni li prendeva, li salava ed erano pronti.

Anche io ho voluto provare a preparare i lupini in casa e  l'ho salati un paio d'ore fa.

Ho preso un po' di lupini secchi ( tanto in casa ho dei semi dell'anno passato che mi piace sempre seminarne qualcuno nell'orto, è una bella pianta e poi si dice che tengono lontane le talpe ) l'ho messi in ammollo per due giorni cambiando spesso l'acqua, poi l'ho cotti come si fa con i fagioli secchi.

Una volta cotti l'ho messi in abbondante acqua fredda e sempre cambiandola più volte al giorno, ve l'ho tenuti per tre giorni, dopo di che scolati e non asciugati l'ho conditi con il  sale.

La zia Palma, come diceva mio padre era una donna di pochi mezzi ma ingegnosa. E di lei prossimamente scriverò come faceva il finto zafferano, il falso miele e il brodo alla povera.