venerdì 3 maggio 2013

Il mio pane



le mie ricette: liquore all'arancia

Questa è una ricetta presa dalla mia scatola di latta. Visto che si possono ancora trovare delle arance ho pensato di condividerla con chi volesse provarla. Come prima cosa procuratevi una bella arancia che sia biologica, io uso due delle mie perché sono piccole.
Ingredienti: un'arancia bella grossa o due piccole, 10 chiodi di garofano, mezzo litro d'alcool, mezzo chilo di zucchero e 700 g. d'acqua.  Si prende l'arancia e vi si conficcano i 10 chiodi di garofano, si mette il frutto intero in un vaso di vetro, si ricopre con l' alcool e si chiude bene. Dopo che il frutto è stato nell'alcool per 5 giorni si prepara uno sciroppo con l'acqua e mezzo chilo di zucchero, quando è freddo si mischia all'alcool che avrà preso tutto l'aroma dell'arancio. Si filtra il liquido e si mette nella bottiglia in cui si vuole conservare.
Questa ricetta fu data alla mia famiglia da un francese ed io la preparo una volta all'anno perché uso questo liquore per bagnare, dopo averlo diluito, le torte al cioccolato oppure così com'è lo metto sopra il gelato.

mercoledì 1 maggio 2013

camminando nella selva

Oggi sono andata da sola a fare una passeggiata nella selva di castagni, non ho incontrato anima viva, c'erano solo tanti uccelli. Ho incrociato diversi rii che per via delle abbondanti piogge dei mesi passati erano pieni d'acqua scrosciante. Di solito evito di bere l'acqua corrente dei rii perché penso che più a monte un  animale selvatico potrebbe  bagnarsi in una pozza e magari  urinarci, ma era così bello vedere tutta quell'acqua limpida che non ho resistito; era buonissima.
Mentre tornavo indietro ho guardato verso l'alto perché sentivo gridare una cornacchia allora ho visto che si stava avvicinando ad una poiana, sono arrivate subito altre due cornacchie e la poiana sembrava fare una specie di danza: si girava con le zampe verso l'alto cercando di colpirle con gli artigli per poi girarsi e di nuovo rivoltarsi cercando di colpirle. Le tre cornacchie evitando d'essere colpite facevano un gran schiamazzo e in poco tempo s'era formato un gruppo di dodici a quel punto la poiana è tornata indietro da dove proveniva. Nelle nostre zone fino a qualche anno fa non s'erano mai viste cornacchie. Ho visto tanti castagni  morti, alcuni ancora in piedi e tanti caduti a terra, mi mettono una gran tristezza, se continua così i boschi di castagno andranno a sparire e pensare che per secoli le castagne e  soprattutto la farina che da loro si ricavava erano il cibo principale per la gente di montagna. Da qualche anno quando i castagni cercano di schiudere le gemme e queste cominciano a farsi verdi vengono punte da un insetto il quale vi depone le uova così formano delle galle rossastre e i castagni cercano di fare altre gemme indebolendosi sempre più. Ogni anno è sempre peggio, ho visto che vengono attaccate tutte le gemme anche quelle delle piantine lunghe quanto un dito.
Dicono che si tratta di una vespa importata con piante di castagno più produttive. E ti pareva!

lunedì 29 aprile 2013

i miei racconti: Il pievano e l'uva



Era una tiepida mattina d'inizio ottobre e i raggi di sole piovevano a sprazzi, filtrati dai pampini arrossati, su di Alfredo che sotto al pergolato, arrampicato sul treppiedi, stava vendemmiando l' uva fragola. Lì sul sentiero vicino  stava passando il prete e come voleva l'uso d'allora indossava la tonaca nera che gli arrivava fin sui piedi. Teneva nella mano un fiasco per andare a prender l'acqua alla "fontana del prete". " Dio sia lodato" fa il pievano "sempre lo sia" gli risponde Alfredo e poi gli dice, con un pizzico di malizia, " ma, don Argè', ditemi un po', è vero che presto vi mandano in un altra parrocchia?" "E si è proprio così, ormai qui mi c'ero affezionato, ci stavo volentieri". " Ci credo, ma anche voi però.... e si che siete già un po' in là con gli anni come me". "Ma non è colpa mia, vedete Alfredo, vo state a raccoglier l'uva e io passo qui sul sentiero, e non vi chiedo nulla ma se voi mi dite " ne volete un grappolo?" io vi dico di no una volta, due, tre ma voi insistete " e su, via, prendetene un grappoletto, assaggiatela che dolce come quest' anno non ce n'è mai stata". E uno che fa? Anche per non offendere accetta. Sapete che vi dico meglio sarebbe che mi mandassero in un paese di vecchie e che volessero tenere tra le mani solo il rosario!". "Ma che dite?" "dico che ormai son quasi vecchio e da qualche parte vorrei metter radici che troppi paesi ho girato. "
E Alfredo tace ma pensa tra di se" io l'uva mica te l'offro che tu saresti buono di chiedermi pure il vino".

Guardaroba estivo per la piccola Maria


                naturalmente tutti confezionati da me

sabato 27 aprile 2013

NOSTALGIA

A volte mi prende la  nostalgia: nostalgia di persone, di sapori, di odori ed è proprio un vecchio odore o meglio lo definirei un profumo quello che ho cercato di ottenere. Il profumo delle lenzuola lavate con la cenere che ho sentito quando ero molto piccola ma lo ricordo perché non somiglia a nessun altro. Lavare la biancheria era quasi un rito, c'era nella grande cucina, a fianco del camino una panchina in pietra su cui stava la conca per il bucato, quando la biancheria era sporca vi si metteva dentro e quando la grossa conca era piena, la donna o le donne di casa si preparavano per fare il bucato. Iniziavano la mattina presto andando a procurarsi l'acqua alla fontana pubblica che mettevano a scaldare nella caldaia: un grosso paiolo di rame, intanto che l'acqua scaldava mettevano sopra i panni sporchi che stavano nella conca "il borraccio" che era un telo di cotone e sopra di questo la cenere di legna. Una volta che l'acqua bolliva si versava sopra la cenere,  poi si scaldava altra acqua e si continuava finché dal foro che si trovava nella parte bassa della conca  l'acqua ( ranno ) non usciva pulita. Dopo questo si mettevano i panni nella grossa tinozza di zinco e s'andava a sciacquarli alle pozze pubbliche. C'erano giornate di sole in cui piazze e finestre del paese sembravano velieri.( La conca è un grande e pesante vaso in terracotta con un foro in basso, detto "pisciarino" che quando l'acqua cominciava ad uscire pulita si chiudeva usando un legnetto e i panni rimanevano in ammollo finché l'acqua non era tiepida.
Giorni addietro ho preso un po' di cenere ,l'ho messa nell'acqua bollente che quasi subito s'è posata sul fondo, ho preso filtrandola, l'acqua e l'ho versata nel bacino sopra le lenzuola insaponate con il marsiglia. Ne sono venute fuori lenzuola pulitissime e questa notte ho di nuovo sentito profumo di bucato.

venerdì 26 aprile 2013

le mie ricette: Torta salata n. 2

è questa una torta saporita che tagliata a triangolini si può servire come antipasto

Ingredienti:

 un disco di pasta sfoglia,
 due vaschette di formaggio spalmabile,
 due scatolette di tonno da 160 g.,
 capperi,
 origano,
 un pizzico di pepe.







Mettere nella teglia la pasta sfoglia con la sua carta, tritare finemente il tonno con una manciata di capperi ed aggiungerli con l'origano e il pepe al formaggio spalmabile, mischiare bene e con il composto riempire la sfoglia, mettere nel forno ben caldo e cuocere per circa  20 - 25 minuti finché i bordi della sfoglia sono gonfi e dorati.

Questa è una torta buona sia calda che fredda.