venerdì 31 maggio 2013

salopette estiva per la Maria


i miei racconti: amore e passione


Amore e passione





Aveva piovuto tutto il giorno ma la sera un venticello di tramontana aveva riportato il sereno così sono andata a fare una passeggiata.

Lungo la strada c'era una pozzanghera, una luna quasi piena  e qualche stella vi si specchiava, la brezza leggera increspava la superfice dell' acqua e luna e stelle sembravano palpitare.

Mi sono fermata per un po' vicino alla pozzanghera dimentica che il vero spettacolo era sopra di me.

La sera dopo ripercorrendo lo stesso sentiero ho visto che la pozzanghera s'era prosciugata; c'era soltanto fango secco e screpolato.

Proseguendo la mia passeggiata ho pensato che quella pozzanghera che la sera prima m'aveva fatto dimenticare che il cielo vero, quello stellatoche stava sopra di me.

 è come la passione, mentre l'amore, quello vero è come una piccola sorgente talvolta un po' nascosta tra le felci pronta a dissetare chi ne abbia bisogno anche se in certi periodi di siccità prolungata quasi si prosciuga come succede a noi quando si è colpiti da un dolore ma poi instancabile tornerà a dare acqua per tutti perché proviene dal profondo ed è inesauribile.


lunedì 27 maggio 2013

i miei racconti: La leggenda di Ortensia

 Sapeva il suo nome di sottoboschi ombrosi, di felci chine su chiare pozze d'acqua e di soffici muschi.
Dalla sua bocca non uscì mai un alcun suono anche se i medici dicevano che avrebbe benissimo potuto parlare.
Nessuno seppe mai chi fosse suo padre e con sua madre non s'incontrarono mai perché l'una morì quando l'altra aperse gli occhi alla luce del mondo.
Fin dai suoi primi giorni di vita la nonna si prese cura di Ortensia e presto s'accorse che qualcosa non andava; pensava che la piccola fosse cieca per il modo con cui toccava le cose come volesse vederle attraverso le mani. Ma crescendo, il passo d'Ortensia si faceva sicuro ed afferrava gli oggetti con sicurezza eppure continuava a toccare le cose come chi non vede e sconcertava il modo con cui sembrava esplorare con insistenza i volti di chi le andava vicino; Passava le mani su ogni piccola piega come a volervi leggere qualcosa d'invisibile. Sembrava voler toccare qualcosa che solo lei vedeva, ma la nonna con il passar del tempo divenne sicura: quella bimba aveva una buona vista.
Tutti la sgridavano, ora che stava crescendo , non poteva toccare tutto in quel modo, metteva le persone in imbarazzo, le madri preoccupate, non volevano che si avvicinasse ai loro figli.
Così prese a girovagare per i boschi evitando le persone, sceglieva ombrosi sentieri ed accarezzava tutto quello che poteva, ciò che non si ribellava, vellutati muschi e pietre che nella sera ancora trattenevano il calore del sole,  faceva scorrere le mani sui tronchi rugosi  e  dopo averli accarezzati li abbracciava a lungo. Si fermava spesso ad accarezzare gli animali e ne sentiva il calore e il piacere che essi ne traevano e non capiva perché allo stesso modo non poteva accarezzare le persone.
Ortensia s' era fatta grande, la sua pelle era chiara, simile all'alabastro e chiari erano i capelli e gli occhi celesti che sembravano accendersi di lampi azzurri. Le sue mani avevano una bella forma ma erano un po' più lunghe di altre mani, come se quell'estensione volesse darle maggior piacere attraverso il tatto.
Nessuno seppe quando Ortensia accarezzò il primo uomo, di certo lo fece nel silenzio di quelle ombrose selve. Ce ne furono parecchi che andarono da lei e si lasciarono accarezzare, faceva scorrere le mani sui loro visi e si soffermavano la dove un dolore aveva lasciato un solco un po' più profondo e altre ferite, nell' anima un po' per giorno cominciavano a rimarginarsi.
Ortensia portava ad altri con quelle mani tutto l'amore e le carezze che mai aveva avuto, le lasciava scorrere  sulle spalle, percorrevano le braccia, fino ad incontrare altre mani e lì si fermavano.
Gli uomini che andavano da lei non chiesero mai altro, il resto potevano trovarlo altrove mentre in nessun altro luogo avrebbero trovato ciò che gli dava Ortensia.
Da lei cominciò ad andare anche qualche donna, si raccontava che una fosse stata aiutata in un parto dove la situazione era disperata che soltanto accarezzandole il ventre fece cessare i dolori alla madre e la creatura che poco prima sembrava non dar più segni di vita venne subito al mondo sorridendo.
I bimbi ancora non li portavano da Ortensia; bisognava esser sicuri ma dai paesi vicini già qualcuno pensava d'andarci.
Passò da queste parti un uomo che aveva ascoltato parole in tutte le lingue e proprio le parole l'avevano ferito più profondamente di quanto l'avessero fatto le lame delle tante battaglie che aveva combattuto.
S'incontrarono con Ortensia e in silenzio si compresero, veramente nessuno li vide assieme ma fu certo che da questi luoghi se ne andarono nello stesso momento, furono fatte tante ipotesi ma con certezza non si seppe mai per dove fossero partiti poiché nessuno li vide mai più.
Così quelle ferite non visibili, non ancora chiuse, lasciate da sole andarono in cancrena e dalle bocche né uscì tutto il fetore. Da chi si sentì abbandonato uscirono storie diverse, così per qualcuno divenne pazza per altri prostituta.
Ma tutto quel clamore continuò finché altri fatti né presero il posto e quello ormai passato di bocca in bocca, ormai privo d'interesse e di parole nuove si spense da solo.


domenica 26 maggio 2013

piccoli aneddoti sui tortelli versiliesi


I tortelli versiliesi




                                             

           
      Tordelli,   come si usa chiamarli dalle nostre parti. Una volta si usava farli una o due volte l'anno,  si facevano per il patrono del paese e in occasione di comunioni, cresime, battesimi e matrimoni, c'era il detto " torte e tordelli non son cose da poverelli.
 Ci fu un bimbo che interrogato dalla maestra su quali fossero le feste dell' anno più importanti, rispose:
" Pasqua, Natale e il santo carnevale ".
 "Perché il carnevale? " chiese la maestra. E il bimbo rispose;
 " perché mi ma' fa i tordelli.
Come si vede dalla foto c'è un tordello più grosso degli altri. Non si può dosare esattamente la quantità di pasta e di ripieno.
 Quando avanza un po' di pasta si fanno du' tagliatelle ma quando avanza il ripieno si usa  chiuderlo tutto nell'ultimo pezzetto di pasta e metterlo in bella vista nella zuppiera.
 Quando in casa ci sono bimbi che subito si fanno avanti e lo vogliono, i grandi dicono:
" Attenzione, perché potrebbe essere pieno di stoppa".
 E subito qualcuno dice che a lui una volta è capitato e lo scherzo continua.


sabato 25 maggio 2013

tempesta

Sono salita al piano superiore per veder meglio a distanza cosa sta accadendo; ha smesso di piovere, vedo le  acacie, scrollate degli ultimi fiori piegare i rami scossi dal vento e poiché l'aria dopo la pioggia s'è fatta ancor più trasparente vedo giù verso la pianura e  poi verso il mare dove in celo si rincorrono grossi nuvoloni e in acqua tante grosse onde, viste da qui è una bellezza ma credo che per chi abita   vicino alla costa siano problemi seri. Mi preoccupa questo vento sarebbe bene che cessasse o per lo meno che non aumenti.

venerdì 24 maggio 2013

temporale

sto guardando dalla mia finestra e vedo la marina ; il cielo che sovrasta il mare dalla zona che va da Forte dei marmi a Livorno è pieno di nuvoloni neri e li si vede che già ci sta piovendo di brutto, in poco tempo la pioggia sarà qui e speriamo che sia solo pioggia e non vento e grandine. Che a causa del maltempo quest'anno il mio orto è mal messo per non parlare delle mie piante da frutto che causa delle continue piogge hanno perso tutti i fiori, d'altronde anche gli insetti come facevano a impollinare se ogni giorno pioveva? Ecco stanno arrivando i primi goccioloni che spinti dal vento battono contro i vetri della finestra davanti a me . Lontano sopra il mare vedo dei fulmini; speriamo bene.       Ora vado a cucinare; oggi a pranzo ho gente. Menu: tortelli con spinaci e ricotta che ora vado a impastare, arista al forno con patate nuove e torta allo yogurt con crema di ricotta e marmellata di rose che ho fatto ieri.


piove piove di brutto, il cielo è così scuro che sembra farsi notte.