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lunedì 31 gennaio 2022

Disse l'amore


"Non nominare mai il mo nome invano"

Disse l'amore.....

"Ti ferirò e t'insegnerò cos'è il dolore....

non cercarmi....sarò io a trovarti"

domenica 21 febbraio 2021

Disse l'Amore...


 "Non mi cercavi ma io ti ho trovato" Disse l'Amore.


"Non pronunciare mai il mio nome invano....Non sarò la strada facile e non asciugherò le tue lacrime...anche se disseto e dò forza  alle genti....e ricorda....la vendetta, il tradimento e l'odio non abitano la casa che ho scelto"

sabato 9 maggio 2020

Rossa è la mia terra

Terra rossa


Rossa è la terra dove cresce il mio pane
Rossa è la mia terra bagnata di sangue e sudore
Rossa e la terra dov'è sbocciato l'unico amore
Rossa è la terra che come uno scrigno conserva chi non dimentichiamo
Rossa è la terra su cui poggiamo un fiore bagnato di lacrime
E rossa sarà la terra a cui affideranno lo spento mio fiato


domenica 27 ottobre 2019

i miei racconti: anche i gatti muoiono per amore


Anche i gatti muoiono per amore


Ogni angolo era pulito, era stato lavato ogni bicchiere, ogni piatto, anche quelli che si usavano raramente, anche i pavimenti, non c'era un grano di polvere nemmeno sopra l'armadio.

Il marito dell'Elisa era appena arrivato dalla cava e già brontolava...aveva fame ma doveva aspettare...

Doveva aspettare che il prete avesse benedetto la casa come faceva ogni anno prima della Pasqua, perché piatti sporchi ne posate non ci dovevano stare.

Anche la moglie che era sempre indaffarata, stava seduta fuori vicino alla porta aperta.

Arrivò il prete assieme a due ragazzetti, contenti di non esser andati a scuola, uno portava un cesto mezzo pieno di uova e l'altro teneva una busta per i soldi, quella per le offerte durante le messe.

Il prete salì la scala per benedire la camera,  marito e moglie entrarono in cucina, un ragazzo prese le uova che stavano sul tavolo posandole con attenzione una alla volta nel cesto assieme alle altre, l'altro mise nella busta le poche monete posate in un piattino sopra il tavolo coperto da una tovaglia immacolata.

Scese il parroco dal piano di sopra, disse una preghiera assieme ai presenti e diede una benedizione.

Poi disse alla donna di aver benedetto pure i due gattini sul letto....

L'Elisa arrossì e penso al suo letto con la bianca coperta di pizzo usata solo quando arrivava il medico o il prete....e poi i gatti che in camera non dovevano andare mai...

Il parroco chiese se gli potevano dare un gattino perché il suo ormai vecchio, era morto.

Visto che di gatti ne avevano cinque e sapendo che uno sarebbe andato a star bene  acconsentirono volentieri e il giorno dopo glielo portarono.

Dopo un paio di giorni la sorella del prete andò a chiedergli se per caso il gatto dato al fratello fosse tornato in paese, a casa...da due giorni lo cercavano ma non lo trovavano.

Il gatto rimasto s'era intristito, non faceva più le fusa sembrava uno straccetto l'Elisa che non permetteva ai gatti di passare la notte in casa non ebbe il coraggio di mandarlo fuori, lei che poteva dargli solo qualche avanzo e poi si arrangiavano da soli, rendendosi utili, cacciando i topi, provava a dargli i cibi più golosi ma il gattino smise di mangiare e faceva una gran pena...fin che un giorno rifiutando ogni cibo se ne andò per sempre.

Sono convinta che morì, morì per l'amore e la perdita di quel fratello, compagno di giochi.



lunedì 18 giugno 2018

quando il diavolo fa l'amore...


un detto dice che:
"Quando piove e c'è il sole il diavolo fa l'amore"

allora speriamo che finisca....è già un po che c'è questo tempo



sabato 22 luglio 2017

Amore e dolore


nulla mi è stato regalato se non l'amore
nulla mi è stato regalato se non il dolore

mercoledì 17 agosto 2016

forse è colpa della luna se....


Forse è colpa della luna che illumina la mia stanza se sono sveglia e non mi addormento più


Stavo pensando a come il dolore e l'amore camminano quasi sempre sullo stesso sentiero.....

Sono due contadini che lavorano lo stesso campo

Il dolore ara la terra, scava i solchi e poi vi butta i semi, l'amore li ricopre e fa si che nascano nuovi frutti.

Se quei solchi fossero scoperti gli uccelli mangerebbero i semi e nascerebbe solo odio

domenica 24 luglio 2016

La Nenè

                     La Nenè

 Tra lallero tra la la...
La Nenè si vol sposà
 ma un ha la robba per potessi marità,

Tene solo tre brachette e du' grosse tette.
 Trallallero, tra la la chi se la piglierà....

La Nenè un sa stirà né cucinare,
sa far solo l'amore e si vuole maritare.

Porta ora scarpe grosse e calzoni co'le toppe,
Se l'è presa un partigia',

La Nenè un sa cucinà
ma ha imparato a sparà.

S'è sposata la Nenè sopra un prà
quel mattino col suo partigiano,
un giglio bianco stringe in mano.

 Lei che sapeva solo far l'amore
su quel prato muore
e un giglio rosso sul petto
gli sboccia come un fiore.

gabriella

                             (brachette = mutande, partigia'= partigiano)

lunedì 9 maggio 2016

I miei racconti: I tre cofanetti




I tre cofanetti


L'Aurelia si addormentò per l'ultima volta in quel letto di ferro dov'era nata, aveva passato quasi tutte le sue notti  compresa l'ultima.
 .
Le due cognate che entrarono al mattino perché avevano visto le finestre ancora chiuse, cosa insolita, si resero conto che Aurelia se n'era andata nel sonno.

Allora le due donne prima di aprir bocca con le vicine s'affrettarono a chiudere la porta e ci misero davanti pure un piccolo tavolo, quella porta che mai era stata chiusa con la chiave.

Si diressero le due cognate dell'Aurelia verso il vecchio e massiccio comò dove sul ripiano avevano sempre visto tre cofanetti.

Ma quando li apersero, uno dopo l'altro, rimasero prive di parole....

Nel primo c'era del terriccio leggero che sembrava misto a tabacco ma erano solo foglie o meglio piccole parti di foglie.

Anche nel secondo c'era un pugno di terra un po' più chiara con quelli che sembravano pezzetti di foglie prive di colore.

Pure nel terzo cofanetto c'era terra, una terra  rossastra.

In silenzio le donne versarono sul ripiano del comò il contenuto dei tre cofanetti facendone un unico mucchietto, speravano che sul fondo, nascosto sotto la terra ci fosse qualcosa di valore ma non c'era altro.

Nel primo cofanetto Aurelia conservava un pugno di terra raccolto sui monti dove con la nonna andava a pascolare le pecore e dalla nonna imparava a ricamare mentre ascoltava tante storie.

Nel secondo c'era un pugno di terra che aveva raccolto nel prato in mezzo agli alberi dove con Giorgio aveva celebrato le sue nozze segrete, le sue vere nozze ed assieme alla terra conservava i petali ormai incolori della rosa che lui gli regalò.

Nel terzo cofanetto ci stava un pugno di argilla che aveva raccolto nella grotta dove durante la guerra, quando dal monte di fronte sparavano verso il paese, le persone andavano a rifugiarsi.

Aurelia non aveva foto ma in quei tre cofanetti conservava, la tenerezza, l'amore, la sopravvivenza .....

Cose che chi cerca oro non può capire.

martedì 17 marzo 2015

l'amore

L'AMORE è come il nome di DIO:  non va nominato invano.

Sulle labbra di alcuni è come una bestemmia.

martedì 3 febbraio 2015

quando l'Amore.....

Quando ci scoppia l'Amore in petto ci vuol coraggio ad offrirci come una candela e lasciarci bruciare fino all'ultima goccia di cera.

mercoledì 21 maggio 2014

prima la notte e poi il giorno



Se non attraversi le valli del dolore  non puoi arrivare all'amore, all'amore verso la vita e tutte le sue creature, allo stesso modo che devi passare la notte prima di vedere il giorno che illumina le cose.

lunedì 13 gennaio 2014

due facce della stessa medaglia

Se dicessi: " ha cambiato totalmente la mia vita, non pensavo che mi accadesse, è arrivato d'improvviso, non me l'aspettavo, ancora non me ne rendo conto......."
Si potrebbe pensare che io parli dell'amore ; ma potrei anche parlare di dolore.
Se l'amore e il dolore giungono a noi percorrendo le stesse strade non sono forse fratelli?
 Oppure sono due facce diverse ma appartengono alla stessa moneta?
Io non ho risposte.
Ho solo tante domande che cercano risposte."

giovedì 24 ottobre 2013

un po' d'amore

Buona giornata a tutti

Ricordiamoci sempre di mettere un po' d'amore nelle cose che facciamo, altrimenti nemmeno lo sbucciare una mela, riuscirà bene.

venerdì 13 settembre 2013

i miei racconti: la macina

La Macina


è una giornata piovosa e sto qui, in cantina, ho voglia di silenzio.

Davanti a me ho un tavolo il cui ripiano è una vecchia macina di mulino e come una ruota d'orologio ha scandito tane vicende della mia famiglia.

Mio nonno , così orgoglioso del suo mulino, arrampicato sulle rocce che costeggiano il rio in novembre e dicembre sempre gonfio d'acqua necessaria per la macinazione delle castagne ormai pronte dopo il lungo periodo d'essiccazione nel metato.

Ricordo quel viottolo che entra ed esce dai castagneti, in parte tagliato nella roccia e la gente che lo percorreva quasi in processione con i sacchi delle castagne secche, portati dalle donne sul capo e dagli uomini sulle spalle.

Al mulino veniva gente dai paesi vicini ed era un'occasione per scambiarsi notizie.
 Noi ragazzi l'estate, quando i genitori nelle ore più calde andavano a letto si scappava per andare nel canale ad infilarci in quelle pozze ombrose e fredde che s'erano formate dove l'acqua scendeva in piccole cascate.

Di quel mulino ricordo la stanza con le due macine, il via vai di gente, cinghie piene di polvere, tutto era impolverato, le persone, le ragnatele e soprattutto il nonno che ogni tanto scrollava la testa , sempre infarinata.
  Era una polvere che potevi assaggiare, dolce di farina di castagne.

I nonni nel periodo della macinazione abitavano al mulino, al piano di sopra c'era un unica stanza con il pavimento di tavole sconnesse e quando il nonno riposava era la nonna che lavorava al piano di sotto.
 Quando le macine cambiavano rumore perché la farina si stava riscaldando troppo, il nonno si svegliava di botto e attraverso quelle tavole sconnesse gridava alla moglie che stava nella stanza di sotto tutto il repertorio di parolacce e moccoli che conosceva.

 Ma lei che era sorda non lo sentiva allora lui scendeva giù per la scaletta di legno e la cacciava fuori a forza di gestacci.

Però io alla sordità della nonna non ci credevo tanto perché la domenica alla messa rispondeva senza mai sbagliare e poi era sorda solo quando il nonno era arrabbiato, forse era il suo modo per non litigare con il marito.

Ci fu un autunno particolarmente piovoso e in quegli ultimi tre giorni aveva piovuto come non s'era mai visto e quella notte ci s'era messo anche un forte vento.

I nonni erano in paese quando i rami e il terriccio avevano formato nel rio, su a monte,uno sbarramento che sotto la forte spinta dell'acqua aveva ceduto improvvisamente facendo precipitare in basso una cascata  di pietre , rami,  fango ed acqua e pure il mulino di cui era rimasto in piedi soltanto il muro posteriore con porta e finestra.

Giù in basso, vicino al sentiero, bloccata nella sua corsa da un grosso castagno era rimasta una macina.

Seguirono giorni tristi e il nonno spesso s'incamminava sul sentiero con il suo cappello logoro e la sua figura curva che si appoggiava ad un bastoncello. Andava a sedersi presso il canale sulla sua macina.

Credo che mio padre in quel periodo, poco cristianamente, si sia preso la sua vendetta.
Il nonno non gli aveva mai perdonato a lui cavatore con lavoro saltuario d'aver messo incinta la figlia maggiore portandogli
" il disonore in casa ".

Ho sentito una volta mio padre dire al nonno : "perché non ci dite ora  che voi avete il mulino e il pane sicuro mentre io vivo alla giornata ?
  è inutile che andate a sedervi sulla macina se io fossi nei vostri piedi me la legherei al collo e mi butterei dove l'acqua è più fonda ".

La mamma spesso dopo la perdita del mulino di nascosto dal babbo mi mandava a portare un po' di cibo ai nonni.

Poi un giorno il nonno fu trovato morto nel canale, dissero che ormai vecchio e con il passo malfermo vi era caduto.
 Ma crescendo ho creduto che vi si fosse buttato perché il pane chiesto ai figli ,per lui tanto orgoglioso, si faceva ogni giorno più amaro.

Diciotto anni, forse un po' meno, rivedo me stessa non bellissima ma giovane , forte e piena d'amore per questa terra che tanti cominciavano ad abbandonare. Me ne scappavo ogni pomeriggio vicino al sentiero a sedermi sulla macina nascosta tra le fronde dei castagni.
 Aspettavo che passassero sul sentiero i cavatori perché in quei giorni  veniva su dalla pianura per lavorare nelle cave un ragazzo alto e con i capelli chiari ; non ho mai visto bene il suo volto, ma la sua schiena si, quella la ricordo bene.

 Mi sembra ancora di vederla ampia e muscolosa con la camicia che il sudore vi faceva aderire disegnandovi al centro una striscia bagnata e scura. Ricordo le sue gambe lunghe e le sue risa mentre passava sulle pietre per attraversare il canale.
 Gli altri cavatori avevano un passo diverso , c'era nel loro camminare tutta la stanchezza d'una giornata di duro lavoro, ma lui no, sembrava appena uscito di casa.

Un giorno anche quel sentiero è scomparso, sono venuti uomini con i picchetti e dopo poco sono arrivate le ruspe per fare la strada che collega i paesi dei monti alla pianura.

Ed è proprio su quella strada che con un trattore e braccia robuste è stata portata nella mia casa la macina e ne abbiamo fatto un tavolo.

Vi passo sotto la mano; sento la forma di un cuore inciso da due innamorati prima di celebrare nel bosco le loro nozze segrete.








   

     

venerdì 6 settembre 2013

i miei racconti: Giulia e il poeta

                   Giulia e il Poeta

La Giulia bella e già trentenne in paese era considera una zitella, tutte le sue coetanee erano sposate con figli.

  Non che le fossero mancate le occasioni per farsi una famiglia , era una ragazza sana e di bell'aspetto, alcuni giovani avevano provato a corteggiarla più o meno a lungo ma poi avevano finito con lo stancarsi.

Giulia era considerata troppo superba , la verità è che lei voleva un altro, voleva Oreste.

Oreste non era quello che può dirsi un bell'uomo , era sulla cinquantina aveva le gambe corte e il busto lungo come quello di un uomo normale, quando stava tra la gente preferiva stare seduto così sembrava alto come gli altri.

Oreste aveva fatto solo la terza elementare ma aveva letto qualche libro ed aveva scoperto che con le parole poteva giocare, così più spesso del  necessario faceva citazioni di belle frasi o scriveva poesie , magari prendendo in prestito belle frasi che aveva letto , tanto in paese  erano,  quasi tutti analfabeti e nessuno le conosceva.

 Con le donne in particolare faceva sfoggio del suo sapere e così lo chiamavano il poeta.

La Giulia s'era innamorata delle sue parole ed era sicura che rispecchiassero il suo animo sensibile ,gentile e capace come nessuno di capire la bellezza.

Così finirono ad incontrarsi prima di nascosto e poi in pubblico.  Il vecchio padre di lei gli diceva di lasciarlo perdere, che non era uomo da farsi famiglia , non aveva mai lavorato, in cava aveva paura , emigrare per lavorare nelle miniere come avevano fatto in tanti non ci pensava nemmeno e poi con quella fissa di scrivere....

La Giulia non sentiva ragione e così come spesso fanno i figli faceva il contrario di quello che il padre le diceva e dopo un po' essendo rimasta incinta si posarono.

Fece presto Giulia ad accorgersi che il suo poeta era innamorato solo delle parole che riusciva a scrivere. A Giulia toccava di lavorare nei campi un po' da un proprietario un po' dall'altro in cambio di cibo  per il figlio ed il marito ,in poco tempo sul suo viso erano comparse rughe d'amarezza.

ma pur lavorando tanto quei bimbi che ora erano due avevano freddo e il giorno stavano a letto sotto le coperte per riscaldarsi un po' e quando la sera non riuscivano a dormire per la fame la Giulia cercava di addormentarli a forza di raccontargli fole.

Poi in casa cominciò ad esserci cibo a sufficienza e la sera c'era legna per il focolare ed il poeta non fece mai domande.

Ad aiutare Giulia erano quegli uomini che aveva rifiutato ma se questi chiesero qualcosa in cambio non si sa.

giovedì 29 agosto 2013

la fede

Un giorno stavo parlando con un sacerdote di religione e lui tra le altre cose m' ha detto " vedi, la fede è come l'amore solo chi lo ha conosciuto sa cos'è mentre chi non l'ha mai provato non può capire ."

domenica 16 giugno 2013

Il mio amore

Il mio amore
era un frutto
dal mandorlo amaro
arrancava per sentieri
d'erica e mirto.
Il mio amore
è solo un letto disfatto
dalla fretta dei giorni.
Ma a farlo vero
sarà il ricordo
per un qualcosa
diverso dal morire.



                                    gabriella

venerdì 31 maggio 2013

i miei racconti: amore e passione


Amore e passione





Aveva piovuto tutto il giorno ma la sera un venticello di tramontana aveva riportato il sereno così sono andata a fare una passeggiata.

Lungo la strada c'era una pozzanghera, una luna quasi piena  e qualche stella vi si specchiava, la brezza leggera increspava la superfice dell' acqua e luna e stelle sembravano palpitare.

Mi sono fermata per un po' vicino alla pozzanghera dimentica che il vero spettacolo era sopra di me.

La sera dopo ripercorrendo lo stesso sentiero ho visto che la pozzanghera s'era prosciugata; c'era soltanto fango secco e screpolato.

Proseguendo la mia passeggiata ho pensato che quella pozzanghera che la sera prima m'aveva fatto dimenticare che il cielo vero, quello stellatoche stava sopra di me.

 è come la passione, mentre l'amore, quello vero è come una piccola sorgente talvolta un po' nascosta tra le felci pronta a dissetare chi ne abbia bisogno anche se in certi periodi di siccità prolungata quasi si prosciuga come succede a noi quando si è colpiti da un dolore ma poi instancabile tornerà a dare acqua per tutti perché proviene dal profondo ed è inesauribile.