Visualizzazione post con etichetta frane. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta frane. Mostra tutti i post

giovedì 30 settembre 2021

Non ce l'ho fatta,ma... (4 foto)


Volevo andare all'Altissimo ma...



Questi massi che mi sono trovata sulla strada l'ho superati ma....






Qui mi son dovuta fermare

sotto scorreva acqua e la strada era sbarrata dagli alberi caduti




               Però ho scoperto che questa strada aperta da Michelangelo Buonarroti era probabilmente una massicciata in alcuni tratti ancora visibile, la dove il forte temporale dei giorni scorsi ha portato via i detriti di cava che la ricoprivano
 

                                                             Doveva essere molto bella

domenica 5 giugno 2016

la Versilia



con la pioggia, in Versilia, la pianura si allaga e la montagna frana...
ora sperimo che vengano giorni di sole per dare modo alla terra di asciugarsi un po'





venerdì 28 febbraio 2014

non cessa più di piovere

 Di pioggia non se ne può più, andiamo a letto che  sta piovendo, ci svegliamo e ancora sta piovendo.
Non so nemmeno più da quanti giorni si va avanti così, già pioveva per Natale e d'allora rari sono stati i giorni senza pioggia.
Ci sono frane ovunque, frane più o meno grosse.
Già avrei dovuto iniziare a fare le prime semine nell'orto ma la terra è fango.

domenica 26 gennaio 2014

A proposito di frane

un giorno una donna stava pascolando le pecore nel bosco quando arrivarono uomini ben vestiti con un operaio che li seguiva e teneva in braccio tanti picchetti. Quegli uomini erano degli sconosciuti, tranne uno che guarda caso era il figlio ormai cresciuto del padrone di una fattoria  dalla campagna pisana dove lei , con altre paesane era stata anni prima a falciare i campi di grano.
Era da tanto che in paese parlavano di una strada che un giorno avrebbe unito i paesi della montagna alla pianura.
La donna che stava pascolando le pecore disse , all'uomo che aveva riconosciuto: "ma, che fate, una strada qui?  Lo sapete che qui l'inverno ci scoppia una polla?".
"Lei non si preoccupi lo sappiamo noi come fare!"
Tutti in paese sapevano che in quel punto scoppiava una polla; era la polla del Martini, che scorreva lungo un goriello (fossetto ) che raccoglieva anche le acque piovane ed attraversando i campi coltivati si riversava nel canale, ed ogni proprietario teneva pulito il fossetto che attraversava il suo terreno.
Qei geometri e quegli ingenieri lo sapevano bene dove fare la strada, così bene lo sapevano che qualche anno dopo fecero sgomberare le case dell'abitato che stanno lì sotto perché si stava sbassando il terreno. fecero delle modifiche alla strada spostandola leggermente ma qualcosa si muoveva e anni fa furono piantati dei  micropali ed un bel muro di cemento. Ma ecco che a primavera dopo le piogge abbondanti nel terreno si forma una lunga e vistosa crepa che con le piogge di questi giorni s'è ulteriormente ingrandita creando un rischio per il paese sottostante. Ora sono iniziati i lavori per mettere la zona in sicurezza.
Quello che mi fa rabbia è che storie del genere ce ne sono molte e nessuno ascolta mai le persone, perché se uno abita un luogo è più facile che noti se sul territorio ci sono dei cambiamenti che possono creare un pericolo.
Ma! Speriamo che tra tutti gli "esperti" a qualcuno venga la semplice idea di lasciare un apertura da cui la polla del Martini possa uscire perché diceva mio padre: "all'acqua bisogna lasciargli il passo  altrimenti se lo apre da sola".

E poi quanto costa mettere in sicurezza? e va già bene quando il prezzo da pagare non sono le vite umane!

venerdì 13 settembre 2013

i miei racconti: la macina

La Macina


è una giornata piovosa e sto qui, in cantina, ho voglia di silenzio.

Davanti a me ho un tavolo il cui ripiano è una vecchia macina di mulino e come una ruota d'orologio ha scandito tane vicende della mia famiglia.

Mio nonno , così orgoglioso del suo mulino, arrampicato sulle rocce che costeggiano il rio in novembre e dicembre sempre gonfio d'acqua necessaria per la macinazione delle castagne ormai pronte dopo il lungo periodo d'essiccazione nel metato.

Ricordo quel viottolo che entra ed esce dai castagneti, in parte tagliato nella roccia e la gente che lo percorreva quasi in processione con i sacchi delle castagne secche, portati dalle donne sul capo e dagli uomini sulle spalle.

Al mulino veniva gente dai paesi vicini ed era un'occasione per scambiarsi notizie.
 Noi ragazzi l'estate, quando i genitori nelle ore più calde andavano a letto si scappava per andare nel canale ad infilarci in quelle pozze ombrose e fredde che s'erano formate dove l'acqua scendeva in piccole cascate.

Di quel mulino ricordo la stanza con le due macine, il via vai di gente, cinghie piene di polvere, tutto era impolverato, le persone, le ragnatele e soprattutto il nonno che ogni tanto scrollava la testa , sempre infarinata.
  Era una polvere che potevi assaggiare, dolce di farina di castagne.

I nonni nel periodo della macinazione abitavano al mulino, al piano di sopra c'era un unica stanza con il pavimento di tavole sconnesse e quando il nonno riposava era la nonna che lavorava al piano di sotto.
 Quando le macine cambiavano rumore perché la farina si stava riscaldando troppo, il nonno si svegliava di botto e attraverso quelle tavole sconnesse gridava alla moglie che stava nella stanza di sotto tutto il repertorio di parolacce e moccoli che conosceva.

 Ma lei che era sorda non lo sentiva allora lui scendeva giù per la scaletta di legno e la cacciava fuori a forza di gestacci.

Però io alla sordità della nonna non ci credevo tanto perché la domenica alla messa rispondeva senza mai sbagliare e poi era sorda solo quando il nonno era arrabbiato, forse era il suo modo per non litigare con il marito.

Ci fu un autunno particolarmente piovoso e in quegli ultimi tre giorni aveva piovuto come non s'era mai visto e quella notte ci s'era messo anche un forte vento.

I nonni erano in paese quando i rami e il terriccio avevano formato nel rio, su a monte,uno sbarramento che sotto la forte spinta dell'acqua aveva ceduto improvvisamente facendo precipitare in basso una cascata  di pietre , rami,  fango ed acqua e pure il mulino di cui era rimasto in piedi soltanto il muro posteriore con porta e finestra.

Giù in basso, vicino al sentiero, bloccata nella sua corsa da un grosso castagno era rimasta una macina.

Seguirono giorni tristi e il nonno spesso s'incamminava sul sentiero con il suo cappello logoro e la sua figura curva che si appoggiava ad un bastoncello. Andava a sedersi presso il canale sulla sua macina.

Credo che mio padre in quel periodo, poco cristianamente, si sia preso la sua vendetta.
Il nonno non gli aveva mai perdonato a lui cavatore con lavoro saltuario d'aver messo incinta la figlia maggiore portandogli
" il disonore in casa ".

Ho sentito una volta mio padre dire al nonno : "perché non ci dite ora  che voi avete il mulino e il pane sicuro mentre io vivo alla giornata ?
  è inutile che andate a sedervi sulla macina se io fossi nei vostri piedi me la legherei al collo e mi butterei dove l'acqua è più fonda ".

La mamma spesso dopo la perdita del mulino di nascosto dal babbo mi mandava a portare un po' di cibo ai nonni.

Poi un giorno il nonno fu trovato morto nel canale, dissero che ormai vecchio e con il passo malfermo vi era caduto.
 Ma crescendo ho creduto che vi si fosse buttato perché il pane chiesto ai figli ,per lui tanto orgoglioso, si faceva ogni giorno più amaro.

Diciotto anni, forse un po' meno, rivedo me stessa non bellissima ma giovane , forte e piena d'amore per questa terra che tanti cominciavano ad abbandonare. Me ne scappavo ogni pomeriggio vicino al sentiero a sedermi sulla macina nascosta tra le fronde dei castagni.
 Aspettavo che passassero sul sentiero i cavatori perché in quei giorni  veniva su dalla pianura per lavorare nelle cave un ragazzo alto e con i capelli chiari ; non ho mai visto bene il suo volto, ma la sua schiena si, quella la ricordo bene.

 Mi sembra ancora di vederla ampia e muscolosa con la camicia che il sudore vi faceva aderire disegnandovi al centro una striscia bagnata e scura. Ricordo le sue gambe lunghe e le sue risa mentre passava sulle pietre per attraversare il canale.
 Gli altri cavatori avevano un passo diverso , c'era nel loro camminare tutta la stanchezza d'una giornata di duro lavoro, ma lui no, sembrava appena uscito di casa.

Un giorno anche quel sentiero è scomparso, sono venuti uomini con i picchetti e dopo poco sono arrivate le ruspe per fare la strada che collega i paesi dei monti alla pianura.

Ed è proprio su quella strada che con un trattore e braccia robuste è stata portata nella mia casa la macina e ne abbiamo fatto un tavolo.

Vi passo sotto la mano; sento la forma di un cuore inciso da due innamorati prima di celebrare nel bosco le loro nozze segrete.