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martedì 1 settembre 2020

i miei racconti: la scartocciata


Le giornate s'erin accorciate, abbuiava presto, gran parte dei raccolti era fatta e nelle vie si sentia l'odor dell'uva che fermentava nelle cantine.

le selve erin state rimonde e presto saren cascate le castagne.

La sera i primi fili di fume s'alzain da' camini...

Era il tempo' di scartoccia'il granturco.

Nelle cucine mucchi di granturco erin pronti da scartoccia'...una sera a casa di una famiglia e una sera a casa di un'altra, così la serata passava prima, tutti insieme, vecchi gioveni e bimbi che giocavino sugli scartocci

Gli scartocci che avvolgein le rappe di granturco un veniino tire via, quele più dure che erin di fori si daino alle bestie e quele più bianche e fine che erin di dentro si metteino nel saccone e ci si dormia sopre come sula materazza...forsi era più salutare di quelle di oggi giorno e ogni anno si sfaceino e si riempiino di novo....senza inquina' e finiino sotto le bestie e po' sula pila del concime ritornando alla terra per nutrire nuove piante.

Spesso i bimbi più piccoli s'addormiino su quegli scartocci mentre i grandi raccontaino storie di paure e di streghi....e si perchè qui non erino streghe ma streghi.

Durante quelle sere era sempre ben accolto chi era più bravo a racconta',a 'nventa' fole.

Se poi nelle famiglie c'era una ragazza belloccia allora arrivavano ben volentieri giovanotti speranzosi che naturalmente i genitori non facevano sedere accanto alla figliola

sabato 28 ottobre 2017

la fola della gatta mammona e delle due sorelle


Quando le sere si facevano lunghe le persone si riunivano davanti al camino, facevano caldarroste assaggiando vino nuovo e le donne lavoravano a maglia sfruttando la luce del camino.

E c'èra sempre qualcuno che raccontava fole, fole che venivano tramandate oralmente e a cui ogniuno aggiungeva o toglieva a suo piacimento....così cercherò di fare pure io raccontando questa fola della:


                            Gatta Mammona e le due sorelle


C'era una famiglia povera con una mamma e due sorelle una si chiamava Maria ed era buona ed ubbidiente, l'altra era Teresa, non era proprio cattiva ma nemmeno tanto brava e ubbidiente.

Un giorno la mamma chiese alle ragazze chi volesse andare da gatta Mammona a prendere in prestito lo staccio.

Teresa si rifiutò perché gatta Mammona abitava in mezzo al bosco in un castello di vetro e cristallo e poi aveva cattiva fama.

Come al solito si fece avanti Maria che s'incamminò ne lbosco scuro ed arrivò ai piedi del castello tutto luminoso.

Per arrivare alla porta bisognava salire una scala tutta di cristallo.

Maria nel timore di sciupare la scala si tolse gli zoccoletti e tenendoli in mano salì scalza.

Busso piano piano e vennero ad aprirgli dei gattini a cui chiese lo staccio.

La fecero entrare e subito nel salone scorse dei gattini che pulivano il pavimento con le codine.

Prese una scopa e pulì tutto lei, poi vide nell'altra stanza altri gattini che con fatica cercavano di rifare tanti lettini, maria subito in fretta sistemo' tutti quei piccoli letti.

Tutti i piccoli gatti felici l'accompagnarono dalla mamma gatta che stava seduta sopra un trono d'oro nella stanza dove tutto scintillava.

I gattini raccontarono tutto a gatta Mammona e lei gli disse d'andare in tutto il castello in cerca del vestito più bello ....e portare pure uno staccio per la farina.

Maria che oltre a buona era pure modesta non si sentiva di portare un abito così ricco ma siccome la gatta non accettava rifiuti e lei era obbediente lasciò che i piccoli gatti la vestissero con un abito prezioso.

Gatta Mammona alla ragazza che stava andando via raccomandò che una volta nel bosco non si girasse indietro quando un asino ragliava ma si voltasse a guardare un gallo che avrebbe cantato.

Maria obbedendo, appena udì il canto del gallo si girò indietro e subito qualcosa a forma di stella le apparve sulla fronte.

Quando arrivò in paese tutti la guardavano e lei corse a chiudersi in casa voleva che la madre le togliesse quella stella che si vedeva anche al buio tanto brillava.

Cercando di grattar via quella stella la mamma vide che usciva tanta polvere d'oro e fu contenta perché la loro miseria era finita.

Il giorno dopo bisognava restituire lo staccio a gatta Mammona e ringraziarla.

Questa volta si offerse Teresa perché pure lei voleva i doni avuti dalla sorella.

Quando arrivò alla scala di cristallo salì con gli zoccoli rovinando tanti gradini e quando vide igattini pulire il pavimento con le codine li prese a colpire con la scopa poi andò nell'altra stanza e buttò sotto sopra tutti i lettini.

Tutti quei gattini scapparono terrorizzati dalla grande gatta che disse loro di prendere il vestito più vecchio e brutto del castello e di vestirla con quello.

Quando Teresa stava per andarsene pure a lei la gatta disse di non voltarsi quando ragliava l'asino ma di voltarsi quando cantava il gallo.

Invece lei a sentire un raglio si girò indietro e subito sentì che qualcosa di duro e peloso stava crescendo in alto sulla sua testa...erano due lunge orecchie pelose....

Solo molti anni dopo, anni in cui Teresa era pentita epiangeva rifiutandosi di uscire, fu perdonata da gatta Mammona e le orecchie d'asino scomparvero.

giovedì 20 agosto 2015

la fola di Pochettino

Se c'è una favola con cui, oltre a raccontarla, si può giocare con i bambini è questa.
Si possono nominare vicini di casa che i piccoli conoscono e cambiare di volta in volta, assieme ai bimbi, i luoghi dove Pochettino si nasconde. Inoltre la favola può cambiare in base all'età ed alle conoscenze che il bambino acquisisce.
Per mia esperienza i bimbi s'interessano fino dal secondo anno d'età.
 Questa è la versione che racconto a bimbe di due e tre anni.

                                             
                                                 La fola di Pochettino
                                             
                                                     (una mia favola)

C'era un tempo in cui gli animali  parlavano  con le persone e in quel tempo c'era una donna sola che non aveva figli, voleva tanto una bambina e chiedeva a Luigi (qui si fanno nomi di persone note al bimbo):
"O Luigi lo sai dove si trovano le bambine?"
"No io non ho bambini ho solo un gatto" Diceva Luigi.
Allora la donna andava dalla Sara..."Sara lo sai tu dove si può prendere una bimba piccina?".
"Non lo so io ho un bambino" Diceva Sara
La donna chiedeva anche agli animali del bosco ma nessuno lo sapeva.
Un giorno la donna, tutta triste, era nei campi e vide volare tanti uccelli grandi e gli domandò:
"Chi siete?.. Dove andate?"
"Noi siamo le cicogne ed andiamo lontano lontano, di la dal mare dove fa caldo perché qui c'è freddo"
"ma voi lo sapete dove stanno le bimbe piccine?"Gli chiedeva la donna.
"Si noi lo sappiamo dove trovare le bambine, quando farà caldo torniamo e ne portiamo una pure a te" E le cicogne volarono via.
La donna si mise a far vestitini e magliette per la bimba che tanto aspettava.
Arrivò la primavera ed un giorno sentì bussare alla porta.
"forse è Luigi" pensò
Aperse ma davanti alla porta non c'era nessuno, stava per chiudere quando s'accorse che in terra c'era un pezzo di stoffa bellissimo con tanti colori.
" Chi avrà lasciato questa stoffa? Sembra una bandiera"
E quando stava per chiuder la porta Sentì:  "Uèèèè...uèèè"
" Ei ma qui c'è un piccolino che piange!!"
La donna aperse il pezzo di stoffa colorata e trovò non una bambina ma un bambino piccolo, ma cosi piccolo che era uguale al suo dito mignolo.
Tutti i vestitini che aveva preparato erano troppo grandi e la donna tagliò una manica
 della sua maglia e ci fece abitini per il bimbo che decise di chiamare Pochettino.
Pochettino stava bene ma continuava a rimaner piccino, sorrideva, iniziò a parlare, a camminare..E qui cominciarono i guai perché lui che era tanto piccino si nascondeva dappertutto, nelle scarpe della mamma, nei cassetti , nei vasi dei fiori.......
Un giorno la mamma non riusciva a trovarlo
"Pochettinoooo...Pochettinooo..." Chiamava, ma niente da fare perché lui aveva la brutta abitudine di non rispondere.
La mamma andò a cercarlo anche nella stalla.
 "Pochettino dove sei?"
"Sono nella mucca" Rispose il birbantello.
" Sicuramente la mucca l'ha mangiato mentre lui stava tra l'erba, ora dovrò prendere forbici, ago e filo, aprire la pancia della mucca e poi ricucirla."
Era un gran lavoro, ma improvvisamente la mucca cominciò a scuotere la testa e disse che le prudeva un orecchio.
La mamma ci guardò dentro e li ci stava Pochettino, la donna contenta d'averlo ritrovato lo portò a casa e ve lo chiuse bene dentro.
Poi andò al mercato in cerca d'un campanello ma erano tutti troppo grandi, finché vide una ragazza che vendeva braccialetti con piccoli campanellini, così ne comprò uno ed arrivata a casa legò un campanello ad un nastrino e lo mise al collo di Pochettino.
Da quel giorno ogni volta che il birboncello s'allontanava la mamma se ne accorgeva subito.


 

giovedì 9 ottobre 2014

.favola: il prete della Cappella


                                                           Interno chiesa La Cappella


Tante volte quand'ero piccola ho ascoltato questa favola.



Una volta, molto, molto tempo fa alla Cappella c'era un prete; buon uomo ma furbacchione, che ne sapeva una più del diavolo.
Questo prete viveva con una bella nipote che oltre a tener pulita la chiesa e la canonica cucinava bene.

La ragazza s'era fatta proprio bella ed i giovanotti le ronzavano attorno come le mosche intorno alla marmellata.

Un giorno Aldo ferma il parroco lungo il sentiero e gli chiede di potersi incontrare con la ragazza.
"Io non avrei niente in contrario,  ma come sai la chiesa è in un posto un po' isolato, vicino ci sta il cimitero, la notte qui intorno e pieno di civette, gufi e barbagianni che fanno schiamazzo e non vorrei che tu fossi un tipo impressionabile". Gli disse il prete.

"Ma che dite?Impressionarmi io ?" Rispose il giovane.
"Allora domani sera in chiesa c'è da vegliare un morto, sei disposto a restare li da solo fino al mattino? Se lo sei presentati alle nove di domani sera e siediti vicino alla bara così mi dai il cambio ed io vado a dormire".

Anche Oreste più di una volta aveva chiesto al parroco il permesso di venire la sera in canonica a trovare la ragazza, così quel pomeriggio, il prete della Cappella, che già n'aveva studiata una delle sue , incontrandolo gli disse di volerlo mettere alla prova.

" Paura io?" gli disse il giovanotto "Non ho paura nemmeno se incontro il diavolo in carne ed ossa!"
"Se non hai paura io ci crederò dopo che avrai passato la notte in chiesa sdraiato in una bara, però ricordati che non dovrai muoverti di li fino al sorgere del sole.e presentati puntuale alle otto di sera".

Incontrò anche Silvio a cui fece più o meno lo stesso discorso sul coraggio.

A questi disse: "A mezzanotte vieni in canonica e ti darò una lunga catena di ferro ed un paiolo pieno di braci ardenti e tenendo uno in una mano e uno nell'altra senza dir parola dovrai attraversare la chiesa".

Arrivano le otto ed Oreste entra in chiesa con il vestito delle feste e si sdraia nella bara.

Arrivano le nove ed Aldo si toglie il cappello ed entra in chiesa e va a sedersi nella panca di fianco alla bara con il "morto", che naturalmente recitando la sua parte rimase immobile.

Ed ecco che a mezzanotte arriva Silvio il prete gli consegnò il paiolo pieno di braci ardenti ed una grossa e lunga catena.

Oreste udendo il rumore delle catene che strusciavano sull'antico pavimento di marmo si alzo di scatto e vedendo una figura che si muoveva portando con se del fuoco preso dallo spavento:" oddio ecco il diavolo che mi crede morto e mi vuol portar via!" e scappò dalla bara urlando:"son vivo, son vivo".

Aldo che stava sonnecchiando, vedendo il "morto" che si alzava e si dava alla fuga, ed il "diavolo"che correva in mezzo alla chiesa portando con se catena e fuoco, in preda ad un grande spavento, si dette alla fuga.

E non meno paura degli altri ebbe Silvio che arrivò in paese senza sapere da quale parte fosse passato.

E si racconta che la nipote del prete della Cappella rimase zitella.

giovedì 2 gennaio 2014

la " fola" del galletto e della volpe

                                                   



   Il galletto e la volpe                              

C'era un giovane galletto che aspirava a divenire il re del pollaio, ma era ancora un giovane pollastro privo di esperienza.
Sia il giorno che la notte faceva pratica di canto, disturbando tutto il pollaio, anche perché dalla sua gola uscivano solo grida sgraziate.
Una sera, quando le galline erano già rientrate il galletto era salito sopra una fascina di legna e come era solito si mise a cantare a squarciagola.
Passò di li una vecchia  volpe, molto furba e cominciò a dirgli:" Ma sei proprio un bel gallo, e che voce, non ho mai sentito una voce così bella, ti prego canta ancora".
così il pollastro si gonfiò il petto d'aria, chiuse gli occhi ed allungò il collo pronto ad emettere il suo"bel canto " . E la volpe furbacchiona l'afferrò al volo allontanandosi di corsa dal pollaio.
 " Dove mi porti, dove mi porti", strillava spaventato il galletto.

" sco, sco" diceva la volpe scappando e tenendo stretto tra i denti il galletto.
" Non capisco Dove mi stai portando?"
" Ti porto nel bosco " gli disse la volpe, ma parlando aprì la bocca e l'inesperto galletto volò sopra un castagno.
La volpe comprese bene che per quella sera sarebbe rimasta senza cena, e guardando il galletto dal basso, disse ." Accidenti a me che ho parlato quando dovevo tener la bocca chiusa. "

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 questa  favola e come  tante altre favole , se ne possono trovare di simili in vari luoghi, perché venivano tramandate oralmente, spesso da persone analfabete, e il bello delle favole è che raccontandole ognuno , aggiungeva o toglieva a piacere.

I bimbi, nonostante abbiano tanti giocattoli, più o meno moderni, amano ascoltare le favole

venerdì 13 dicembre 2013

il vento Tramontana ( favola )



                                                    Il vento Tramontana
                                                       ( vecchia favola)


Questo accadde molto, molto tempo fa, quando gli uomini parlavano con gli animali, con il fuoco, con gli alberi ed anche con il vento.

C'era in paese un pover'uomo, d'altronde poveri in paese lo erano tutti, a cui la Tramontana aveva devastato tutto il campo di granturco e i fagioli.
 Con quel raccolto sperava di sfamare la famiglia, ma ora era tutto rovinato.

Così una mattina oltre al tascapane che conteneva l'ultimo pezzo di pane rinsecchito che c' era in casa, prese anche quel poco di coraggio che aveva e dopo aver lasciato il paese s' incamminò per i boschi.

Era diretto verso il monte Altissimo, lassù verso la vetta dove c'è l'ultima buca profonda dove abita il vento, vi arrivò che era quasi mezzogiorno. Davanti all'entrata c'era il marito della
Tramontana: " Che cercate buon uomo?" " cerco vostra moglie, volete dirgli se può venir fuori per piacere? ".
 Bisogna avere tanto coraggio e gentilezza perché da tutti è risaputo che la Tramontana è un vento pericoloso.

 " mia moglie è andata giù alla pianura a buttare in aria qualche tetto, ma lo conoscete il detto " Se la Tramontana non cessa a mezzo giorno dura per tre giorni " e se non arriva adesso avete voglia di aspettare!".

Ma ecco che arriva, soffiando, la Tramontana e chiede all'uomo: "Che vuoi ? Che cerchi?"

 " Veramente io vorrei un po' d'aiuto perché il mio campo è devastato e quando arriverà l'inverno i miei bimbi moriranno di fame ".

E visto che la Tramontana quel giorno era soddisfatta per il gran casino che era riuscita a fare, fu benevola.

" Tieni ti do questo sacco di tela che ti servirà di tutto quello che hai bisogno ma non dirlo a nessuno e soprattutto chiedi sempre  soltanto il necessario per te e la tua famiglia."

Così l'uomo fece ritorno a casa e la sera fece sedere a tavola la moglie e i sei figlioletti poi chiese al sacco un po' di pane e formaggio che subito apparve nel sacco e dopo cena raccomandò alla moglie di non raccontarlo a nessuno.

Ma la donna, vista la facilità con cui era apparso il cibo, quando il marito andò a letto chiese al sacco un pezzetto di dolce che subito comparve all'interno del ruvido sacco.

E poiché dire ad una donna di mantenere un segreto è come voler contenere l'acqua in un canestro, il giorno dopo, l'intero pase era a conoscenza del fatto.

Tanti erano invidiosi, ma il prete, gran furbacchione non dormi per tutta la notte pensando a come avere quel sacco di cui tutti parlavano e la mattina presto , mentre la famiglia faceva colazione con pane e latte usciti dal sacco, il prete entrò in casa.

Tanto parlò che confuse quelle persone modeste le quali gli cedettero il sacco in cambio di tante provviste per l'inverno che lui promise.

Ma il giorno dopo dal prete ricevettero solo farina con le tarme e un po' di vino che più che vino era aceto.

Così l'uomo con maggior timore della prima volta si recò di nuovo a casa della Tramontana che questa volta diede all'uomo un sacco intessuto di fili d'oro ed il vento gli disse di farlo sapere al prete; cosa che fu facile, bastò il dire alla moglie di tenere la bocca chiusa.

Il prete, nel frattempo, goloso com'era, aveva chiesto al sacco di tela ogni tipo di leccornie.

Appena il pretacchione,  seppe del sacco tessuto con fili d'oro, pensò che se tanta buona roba usciva da quello di povera tela cosa potesse uscir fuori da uno così prezioso.

E così anche questa volta con la sua parlantina fece fessi i due che gli consegnarono il sacco.

Volle il caso che il giorno dopo fosse la festa del patrono, e il furbo prete, dopo aver fatto una prova per vedere quali ricchi cibi potevano uscire dal sacco d'oro, decise d'invitare per la festa tutti i preti dei paesi vicini.

Gli invitati, già fatti sedere, guardavano la  tavola dove c'era soltanto la tovaglia quando comparve il prete tenendo in mano il sacco prezioso e gli comandò che riempisse la tavola di stoviglie raffinate e di gustosi cibi.

Ma ecco che dal sacco d'oro uscirono degli uomini grossi e minacciosi con grossi bastoni e cominciarono a dar bastonate a tutti, i preti cercavano di ripararsi sotto la tavola e le sedie ma grassocci com'erano i sederoni rimanevano fuori e proprio li  furono dolorosamente bastonati.

La mattina dopo il prete, tutto dolorante e  pieno di lividi, specialmente nel fondoschiena, lasciò
davanti alla porta di quella famiglia il sacco di tela.

E qualcuno si chiederà che fine abbia fatto il sacco intessuto con  fili d'oro ;  durante la baruffa se l'era ripreso la Tramontana, che era si un vento furioso ma anche saggio e pensava che quando gli uomini hanno il necessario può bastare.

venerdì 25 ottobre 2013

i miei racconti: babbo com'è il diavolo?


Quando ero piccola, non so il perché e non l'ho mai capito, il motivo per cui ai bambini si raccontavano storie di demoni e streghe per spaventarli.

C'era un uomo al mio paese che aveva sette figli e le sere d'inverno se li metteva tutti vicini davanti al camino e forse per farli stare buoni raccontava storie che facevano paura.

A volte, i più coraggiosi chiedevano: "Babbo ma com'è il diavolo? "

" E un uomo brutto tutto nero e pregate di non incontrarlo mai " 

 Una sera bussarono alla porta mentre la numerosa famiglia era seduta a tavola.

 Si alza la bimba più grande e va ad aprire la porta che subito richuide sbattendola forte per poi tornare a tavola.

" Chi era? " Le chiese il padre. " Era il diavolo brutto e tutto nero! "

L'uomo si alza e va ad aprire la porta e sapete cosa vede?.....Vede  il parroco con un bozzo sulla fronte