mercoledì 17 luglio 2024
I miei racconti "la golpina"
giovedì 23 settembre 2021
i miei racconti: La Cate' e i numeri del lotto
domenica 13 dicembre 2020
I miei racconti: il flauto e il serpente crestato (seconda parte)
Il flauto e il serpente crestato ( 2 )
La Rosalba fin da piccola aveva sempre portato due
trecce che ormai erano quasi completamente
bianche e lunghe fino ai fianchi.
Era una donna buona e laboriosa, spesso si recava da Anselmo, anche a lei come ai bimbi piacevano le storie che lui inventava.
La Rosalba oltre a coltivare il suo orto passava gran parte del tempo a fare intrecci...Intrecciava i salici più sottili e le ginestre per fare cestini con cui i bimbi andavano a raccogliere mirtilli e fragoline di bosco, intrecciava gli scarti della canapa e ne faceva corde per legare il fieno e la legna.
Con le cortecce e i polloni dei castagni, usando scaldarli sul fuoco faceva cesti, gerle e qualche piccola culla.
Una volta all'anno arrivava in paese un uomo con un'asino...veniva a prendere pure le pipe di Anselmo e gli oggetti migliori intrecciati da Rosalba che poi vendeva giù in pianura, in cambio lasciava riso, zucchero, fiammiferi, sale e fiammiferi o tessuti dai colori vivaci.
Un giorno la Rosalba arrivò in casa di Anselmo, la cui porta era sempre aperta, ai suoi piedi posò un grosso cesto per contenere la legna ed una gerla che gli sarebbe stata utile lasciandogli le mani libere mentre andava nei boschi a raccoglier radiche d'erica per fare le sue pipe.
Siccome in paese si usava il baratto ,Anselmo con un cenno del capo le indicò la vecchia madia dicendole di prendersi ciò che voleva, sopra la madia c'erano mestoli e ciotole di tutte le misure, candelieri intagliati ed altre cose utili per la casa.
Ma quando la Rosalba che aveva un buon udito ma non parlava gli indicò ciò che voleva, Anselmo rimase molto sorpreso....
(continua)
domenica 4 ottobre 2020
i miei racconti: in pace col suo corpo

La Luna sembrava appesa ai rami spogli del grande noce
la Giulia se ne stava sotto le coperte e come spesso le accadeva, in quelle notti che la luna illuminava la stanza, tardava a prender sonno.
Si passò una mano sulla pancia che nonostante gli anni e i due figli ormai grandi, era ancora in forma.
Pensava con gratitudine al suo corpo che ancora era sano, forte e poteva muoversi bene senza acciacchi
Quel corpo che in gioventù odiava e aveva cercato di distruggere,
Pensava alle due amiche, quando eran giovani e snelle che facevan figura anche vestendo uno straccetto e belle lo erano anche con il passar degli anni
Non non le invidiava gli voleva un gran bene...
Avrebbe voluto anche lei quella magrezza...quella fragilità
Troppo grande e muscoloso era il suo corpo l'unica cosa che gli piaceva era il suo seno
E poi...e poi era arrivata quella bestiaccia di male ed in pochi mesi s'era prese tutte e due le sue amiche.
In seguito tanti pensieri ed anche paura affollarono la sua testa
Ci volle tempo ma niziò a vedere tante cose in modo diverso....a far pulizia spazzando dalla sua vita tutto quello che era inutile.
A star bene da sola...a rovistare nel passato senza paura....accettare anche i suoi errori.
Saliva fin lassù dove le rocce ripetono il grido del falco e mentre la fatiga si aggrappava ai suoi passi il suo animo si quietava.
E fece pace con quel corpo che non l'aveva mai tradita nonostante tutto...
mercoledì 14 agosto 2019
il rastrello si racconta
Eccomi qua...sono un vecchio rastrello, ultimamente mi riposo spesso ma ho avuto una vita di lungo lavoro.
Ho spianato e liberato dalla gramigna la terra vangata....
Ho rastrellato il sottobosco dei castagneti preparandolo per la raccolta delle castagne
Ho ammucchiato e sparso letame nei campi.
Quanti manici mi hanno cambiato!...
Sempre fatti con giovani polloni degli alberi...spesso di castagno ma quelli più duraturi erano di frassino.
Mi comprarono un freddo giorno di febbraio alla fiera di S. Biagio e lo stesso giorno portarono qui pure un maialino....ormai sparito dalla mia vista da quasi un secolo.
Un giorno son passato in mano a gente più giovane....si lamentavano perché ero un po' piccolo e ne comprarono uno grande e leggero in alluminio.
Dopo poco lavoro quel rastrello aveva tutti i denti storti bastava poco per piegarli e così tornai a lavorare
Ultimamente lavoro meno...non vado più nei boschi ormai abbandonati a se stessi e nemmeno ammucchio fieno...devo dire che il profumo di quest'ultimo mi manca.
Rastrello il terreno dell'orto e lo sfalcio dell'erba.
Sono sempre stato docile nelle mani delle persone ma sono permaloso.
Guai se mi mettono a terra nel modo sbagliato....basta che un piede mi sfiori ed io colpisco tanto velocemente che nessuno si salva...
Dove colpisco?...Colpisco sempre in mezzo alla fronte!
E vi assicuro che chi ha ricevuto il mio manico in testa una volta non se lo dimentica e mi metterà sempre nella giusta posizione
mercoledì 31 ottobre 2018
I miei racconti: Contimi una fola
Contimi una fola
Mamma ho freddo
Entra nel mi' letto
Mi conti una fola...
Sono stanca dormi ch'è tardi
Contimi una fola
Ormai sei grande e a le fole un ci credi più dormi
Se un mi conti una fola un mi risce dormi'
Sai... unvece che 'na fola ti conto una storia vera...
Erimo rientri dallo sfollamento e la gente un avea più nulla da mangià...qel che un aveino preso i nemici se l'erino preso gli amici.
Un giorno seppi che tre donne scendeino a valle a vede' se dai contadini poteino ave' qualcosa da mangia'...
C'era miseria nera ma non si chiedeva elemosine...si cercava di barattare quel che si avea così una donna portava con se du' paia di calzerotti di lana di pecora, una portava un paio di zoccoli che il su marito avea fatto con il legno di pioppo e la terza avea un pezzo di ruvida canapa lavorata al telare.
Un voleino portammi con loro perché il viaggio era lungo e io ero piccola ma tanto insistetti che mi dissino di si...anche perchè ero avvezza a camina'...io un portavo nulla, solo la mia curiosità e quel logorio della fame che un mi lasciava mai.
Durante la discesa, lungo la mulattiera nel bosco saltellavo come un capretto impaziente.
Si camminò tutta la mattina e giù c'erano tanti campi e pure dei soldati.
Arrivommo a una casa di contadini e dopo aver risposto alle solite domande....come vi chiamate, da dove venite e così via...
Ci fenno entrà in casa e visto che era quasi ora di mangià ci feno fermà con loro,
erino un tanti che cominciaino a entrà in quella cucina... vecchi e ragazze...mancaino i tre giovanotti, dissero che stavino a combatte su in montagna
Un mi scorderò mai quella scodella di tagliarini con i fagioli e un pezzo di frittata alta du' diti che mangiai.
Dettero alle donne della farina di grano e pure a me ne dettero e dalla contentezza mi misi a piangere.....Quant'era che un piangeo!...Aveo smisso di piange forse per gli spaventi della guerra...forse per la tanta tribolazione...
Loro la misero nella sacchetta di tela che aveino portato....a me la misero nel fazzoletto che portavo in capo per ripararmi dal freddo...e un c'erino mia le borse di plastica!
Dopo che ci fummo riposate pasciute ed aver ringraziato c'inviommo verso casa che la via da fa' era lunga
Per risparmiare un po' di tempo come ci avevano consigliato si fe' un'altra via
Arrivommo duve c'èra un fosso pieno d'acqua e per attraversallo c'era da passa' sopra delle tavole di legno
Qundo sentitti quei tavoloni che si muovevano ebbi paura e il mi' fagottello di farina finitte nell'acqua...
Pensando di recuperarlo scesi in acqua anch'io
Le donne mi chiamavano...io piangevo e due soldati vennero sull'argine...mi allungavino una mano...ma io mi allontanavo
quei due mi facevano capire che non dovevo aver paura...
Io un aveo paura ne di loro ne del torrentello ero disperata perché vedevo l'acqua farsi bianchiccia e scorrere via assieme alla mia farina.
Quando fui sull'argine le donne che erano con me mi fecero andare tra delle canne e quando mi fui spogliata dei cenci zuppi d'acqua mi avvolsero con i loro pesanti e grossi grembiuli perchè un pigliassi freddo...
La via verso casa mi sembrava che un finisse mai....e quando da lontano vidi le case del paese mi prese tanto sconforto pensando al mio "tesoro" perduto
La mi' mamma fe' entà un casa quelle donne che m'aveino porto con se
La più vecchia di loro prese una scodella che stava sull'acquaio di marmo....la posò sul tavolino e ci mise un poco della sua farina e così, senza dire una parola fecero le altre
Erino altri tempi...
lunedì 8 maggio 2017
i miei racconti: dove i due azzurri si toccano
(ultima parte)
E finalmente mi trovai allo scoperto..sopra di me solo il cielo ero in mezzo ad una distesa viola, d'erica in fiore.
Alle mie spalle un susseguirsi di montagne sconosciute e più erano lontane più sembravano azzurre.
Ma quando mi girai provai un senso di sgomento....un grande spazio aperto come mai avevo visto... era sparito l'immutabile e rassicurante abbraccio di monti che vedevo dal paese.
Vedevo una grande zona pianeggiante con tante case alcune distanti altre raggruppate viste da lassù potevano sembrare un gregge enorme.
Al di la di tutto quello spazio....
due azzurri che si toccavano divisi da una linea invisibile ma....possibile che quello fosse il mare?
Dove mio padre raccontava d'esserci andato una volta da ragazzo dopo una giornata di cammino.....
una massa d'acqua che si muoveva senza sosta.....
Cio che non potevo credere nel suo racconto era una distesa d'acqua che non si poteva bere, nelle mie conoscenze non c'era acqua che non si poteva bere.
Chi poteva dirmi se avevo visto il mare.....ma che importava.....visto da lassù era solo una striscia di cielo un po' più azzurro.
Ero stanca e un po' confusa non avevo mai pensato cosa ci fosse al dilà di quei monti che vedevo ogni girno.
Per un poco mi sdraiai lassù sospesa tra il finito e l'infinito e capii che quella non sarebbe stata l'ultima volta che sarei salita fin lassù.
Sono gelosa di quel luogo, ne ho bisogno!
Quando non può il corpo è la mia mente che ci giunge ripercorrendo ogni passo ogni odore e colore....
prima parte
http://raccontareunpaese.blogspot.it/2017/05/i-miei-racconti-dove-i-due-azzurri-si.html
seconda parte
http://raccontareunpaese.blogspot.it/2017/05/i-mie-racconti-dove-i-due-azzurri-si.html
lunedì 9 febbraio 2015
i miei racconti: France' e il Grinza
Sotto il pergolato ci sono tre tavoli intorno ai quali stanno seduti degli anziani.
In un angolo della piazza lastricata in pietra ci sono due galline evase da qualche orto vicino.
A delimitare la piazza c'è un muretto in pietra con una fontanella, e sopra il muro tre bimbe stanno giocando con due vecchie pentole ed una manciata d'erba stappata dal muretto.
Francé e il Grinza stanno seduti uno di fronte all'altro sotto il pergolato davanti a loro sul tavolo sta un fiasco impagliato e due bicchieri con del vino rosso.
Sotto il tavolo ci sta Lampo il cane del Grinza che segue il padrone ovunque.
" O Grinza, ma te l'hai sentita la tlevisione che ha ditto a mezzogiorno?"
" O Francé e chi la guarda più la tlevisione !"
"An ditto che il vino d'è cultura ".
" Allora...." Fa il Grinza "Uno di questi giorni si va a Pisa a fassi dà la laurea perchè noi due è una vita che si fa cultura".
"Eivve po'..." gli risponde l'altro" Caso mai volessino i testimogni a noi un si manchino".
mercoledì 30 aprile 2014
i miei racconti: potevi chiederlo
Troppe volte Cesare era arrivato su in cava dimostrando chiaramente d'aver bevuto e così l'avevano licenziato. Era quello luogo dove si dev'esser lucidi ed attenti per non creare pericolo per se stessi e per gli altri, che la cava gia era un pericolo da sola.
Così l'Adele si ritrovò con il marito che non lavorava e tre bimbi da crescere, non c'erano soluzioni, non poteva andare in città e rimanervi per fare la serva, l'aveva già fatto prima di sposarsi ma ora c'erano dei bimbi troppo piccoli e nessuno a cui poterli affidare.
Si arrangiava come aveva sempre fatto, raccogliendo castagne per farne farina, coltivando un po' di terra e o filando per altri un po' di lana.
Ma non bastava, quei ragazzi la notte si rigiravano nel letto perché la fame li teneva svegli.
C'era in paese un uomo la cui casa non mancava di nulla, nulla di quello che era necessario in quel tempo.
Però era solo ed aveva, su in alto, distante dal paese un terreno che confinava con quello dell'Adele, tante volte percorrevano lo stesso sentiero per recarsi alle loro proprietà e si aprivano l'un l'altra alle confidenze così l'uomo che già conosceva la situazione della famiglia cominciò ad aiutarla.
A volte le dava un po' di formaggio, uova ed alto, a volte, su nella selva, le tagliava un po' di legna.
Quell'uomo si chiamava Lorenzo, era un brav'uomo aveva sempre lavorato fin da piccolo e per questo non era mai andato a scuola, ma pur non sapendo contare, s'era accorto che il numero dei conigli nella stalla stava diminuendo.
Per esserne certo aveva preso un fagiolo abbinandolo ad ogni coniglio: venti fagioli uguale venti conigli , ma la settimana dopo nella mano teneva più fagioli che conigli.
Finché un giorno trovò nella stalla l'Adele che aveva appena afferrato un coniglio per le orecchie, rimasero in silenzio in piedi uno davanti all'altro senza dir parola e lei continuava a tenere il coniglio, finché lui le disse:
" Potevi anche chiedermelo" e poi guardandola provò così tanta pena per lei che si mise a piangere e L'Adele lo abbracciò forte.
lunedì 4 marzo 2013
i miei racconti: Le tre Marie (1
lunedì 25 febbraio 2013
i miei racconti: Una tardiva lettera ( primo post)
Non sopportavo la tua indifferenza.
Ricordo di una volta che, con un rastrello in mano , stavo guardando una vipera mentre tu non visto da me mi stavi osservando e mi hai detto: ”Non ammazzarla perché se l’hanno messa al mondo si vede che a qualcosa serve”.
Non avevi studiato il rispetto per la natura ma lei faceva parte di te da sempre.


