mercoledì 30 aprile 2014

foto d'altri tempi: Michè' il fotografo



   la scimmia di Michè', il fotografo che nei giorni di festa talvolta raggiungeva i paesi di montagna portandosi dietro la scimmietta e qualche volta portava con se pure l'asino su cui faceva salire i bimbi per poi fotografarli.

dove sarà l'archivio fotografico di Michè'? mi piacerebbe vedere le vecchie foto della Versilia e di com'erano i piccoli paesi.


                                                                 


                                                                    






                                                                                   
 

i miei racconti: potevi chiederlo



Troppe volte Cesare era arrivato su in cava dimostrando chiaramente d'aver bevuto  e così l'avevano licenziato. Era quello luogo dove si dev'esser lucidi ed attenti per non creare pericolo per se stessi e per gli altri, che la cava gia era un pericolo da sola.

Così l'Adele si ritrovò con il marito che non lavorava e tre bimbi da crescere, non c'erano soluzioni, non poteva andare in città e rimanervi per fare la serva, l'aveva già fatto prima di sposarsi ma  ora c'erano dei bimbi troppo piccoli e nessuno a cui poterli affidare.

Si arrangiava come aveva sempre fatto, raccogliendo castagne per farne farina, coltivando un po' di terra e o filando per altri un po' di lana.

Ma non bastava, quei ragazzi la notte si rigiravano nel letto perché la fame li teneva svegli.

C'era in paese un uomo la cui casa non mancava di nulla, nulla di quello che era necessario in quel tempo.
 Però era solo ed aveva, su in alto, distante dal paese un terreno che confinava con quello dell'Adele, tante volte percorrevano lo stesso sentiero per recarsi alle loro proprietà e si aprivano l'un l'altra alle confidenze così l'uomo che già conosceva la situazione della famiglia cominciò ad aiutarla.

A volte le dava un po' di formaggio, uova ed alto, a volte, su nella selva, le tagliava un po' di legna.

Quell'uomo si chiamava Lorenzo, era un brav'uomo aveva sempre lavorato fin da piccolo e per questo non era mai andato a scuola, ma  pur non sapendo contare, s'era accorto che il numero dei conigli nella stalla stava diminuendo.
 Per esserne certo aveva preso un fagiolo abbinandolo ad ogni coniglio: venti fagioli uguale venti conigli , ma la settimana dopo nella mano teneva più fagioli che conigli.

Finché un giorno trovò nella stalla l'Adele che aveva appena afferrato un coniglio per le orecchie, rimasero in silenzio in piedi uno davanti all'altro senza dir parola e lei continuava a tenere il coniglio, finché lui le disse:
 " Potevi anche chiedermelo" e poi guardandola provò così tanta pena per lei che si mise a piangere e L'Adele lo abbracciò forte.

martedì 29 aprile 2014

marginette : S. Bartolomeo


foto d'altri tempi: altri sposi



                                                         sposi d'altri tempi

                                                       Angelo con la sua sposa

lunedì 28 aprile 2014

foto d'altri tempi: sposi


                                                                Bruna e Attilio

                                                             Chiesa della Cappella 

la fettunta

quando si parla di fettunta solitamente si sta parlando di pane toscano abbrustolito, sfregato con aglio e cosparso di buon olio, naturalmente extravergine d'oliva.

Solamente pochi giorni fa ho saputo da dove viene questo nome.

In tempi in cui solo i ricchi andavano al ristorante e la gente faceva la fame, c'era in Firenze un  cuoco di buon cuore a cui si presentavano dei bambini con una fetta di pane e questi gli regalava i pezzi di spago con i quali erano stati legati gli arrosti. Così i bimbi sfregavano sulle fette di pane lo spago unto e impregnato degli odori della carne.

le mie ricette: crostini con fegatini



per fare i crostini con fegatini di pollo servono:
                       fettine di pane tostato in una padella con un poco d'olio.

300 gr. fegatini di pollo cotti in un poco d'olio con una foglia di salvia, quando sono freddi si mettono nel mixer con tre cucchiai di capperi,3 alici salate, 80  gr di burro a temperatura ambiente e si riducono in crema con la quale si spalmano i crostini di pane.

domenica 27 aprile 2014

foto d'altri tempi: Gabriello e l'Annetta

                                                  

                                                  foto fatta durane un viaggio a Pisa

                                                                              

foto d'altri tempi: coppie





                                                                               Enzo e Nilla

i miei racconti: l'hanno detto alle pozze

Quando ne piccoli paesi non c'erano televisori e le notizie che si potevano apprendere erano quelle legate al territorio.
Gli uomini nel tempo libero, che era ben poco,  si ritrovavano nella piazzetta del paese od al baretto che di solito si trovava nelle piccole piazze di paese.
Per le donne un punto di ritrovo e poter chiacchierare erano: il piccolo negozio di alimentari o le pozze ( lavatoi comuni ) dove oltre a lavare i propri panni si " lavavano " quelli di tutti i paesani.
C'era allora, una frase assai ricorrente, gli uomini per dimostrare che ciò ch'era stato detto era la verità dicevano: " L'hanno detto al bar, l'hanno detto in piazza".
Mentre le donne per dimostrare la verità di ciò che avevano ascoltato erano solite dire: " l'hanno detto alla bottega, l'hanno detto al pozzo".
Così funzionava allora perché quando le notizie che riguardavano cose ed abitanti se venivano dette in luoghi dov'erano presenti più persone era bene che fossero veri.
Poi nei bar dei paesi; ed un po' più tardi nelle abitazioni arrivarono i televisori, così le persone diceva no: " è vero perché l'ha detto la televisione ".
Ora non lo dicono più perché è da tempo che hanno capito che le notizie apprese in televisione non sono "oro colato".

sabato 26 aprile 2014

amo le piccole cose



C'erano anni in cui avrei  voluto vedere tanti paesi, grandi paesi. Avrei viaggiato anche sul rimorchio d'un camion, desideravo vedere luoghi e cose nuove.
Quando riuscivo a salire in montagna mi piaceva guardare lontano la dove non potevo vedere rimanendo nella valle.
 Ma i fatti della vita non mi consentivano di viaggiare se non con il pensiero.
 Oggi che potrei andare non ne sento più il desiderio ne l'interesse.
 Mi piace osservare non le grandi, ma le piccole cose, non i grandi spazi ma i luoghi in mezzo alla natura; sentieri nascosti nell'ombra dove c'è silenzio e si può pensare serenamente.
E poi ho capito che le persone tutto sommato non sono molto diverse, si nutrono tutte di desideri, necessità, speranze e soffrono per le stesse cose ovunque si trovano.
 Ed anche quelli che hanno beni materiali da strafare tutto sommato mancano sempre di qualcosa.

foto d'altri tempi: Giovani in collina

 
altri tempi altra gioventù
 
                                          Enzo, Serafino, Giuseppina, Nice, Nilla e Bruna

venerdì 25 aprile 2014

i miei racconti: la lavanda dei piedi



Si stava facendo sera quel giovedì santo e la Tina brontolava al marito: " Ma che aspetti a lavarti i piedi ?

Gli altri uomini sono già pronti per andare in chiesa, sbrigati che t'ho messo l'acqua nel catino e sulla sedia  c'è l'asciugamano".

" E che bisogno c'è di lavarmi i piedi se tanto me li lava il prete".

" Sbrigati e smettila di far discorsi a bischero "

Così il marito della Tina sia pur di mala voglia anche quell'anno andò in chiesa ed era seduto pronto per il rito della lavanda dei piedi , ma quando fu il suo turno e il prete gli stava asciugando il piede, gli disse: " almeno potevi lavarti".

 E l'uomo gli disse: " Io porcone....Mi sono lavato l'altro piede, quello sbagliato !"

mercoledì 23 aprile 2014

le mie ricette: torta di Pasqua putta


questa è la torta d riso salata  detta anche torta putta ( putta = pepata)
è una torta che già si usava fare per Pasqua, quando ancora non c'era l'usanza di fare le torte di riso dolci.



per fare la torta d riso salata occorrono:

350 gr. di riso non parboiled, 250 gr. di formaggio grattugiato ( 100 grana e 150 pecorino), 150 gr. pane grattugiato, 8 uova, 750 di latte intero, un cucchiaino raso di pepe, uno di cannella, 5 chiodi di garofano tritati ed un poco di noce moscata.

Si cuoce il riso in acqua salata e si scola, quando è freddo o tiepido vi si aggiungono: latte, uova leggermente sbattute, pane grattato, formaggio, spezie .   è meglio assaggiare e poi aggiustare di sale.
Si versa il tutto in una teglia  unta con abbondante olio e si cuoce in forno già caldo, questa torta ha bisogno d'una cottura assai lunga per vedere che sia ben cotta all'interno è bene infilarvi uno stecchino, io uso uno spiedino in legno e se ne esce pulito vuol dire che la torta è cotta.


Solitamente questa torta di riso viene consumata fredda. Una volta, come ho fatto anch'io veniva cotta nel forno a legna e si usavano teglie in terracotta.
 Si conserva  bene per diversi giorni

foto d'altri tempi: bimbe


anno 1953 paese di Fabbiano

martedì 22 aprile 2014

l'uccisione degl'animali

ho visto poco fa, leggendo una notifica, foto di cani venduti in un mercato cinese e devo dire che non ce la faccio a soffermarmi su certe immagini: mi fano troppo male, anche quando le vedo in televisione cambio il canale con gli occhi abbassati per non vederle.
devo dire che pur non essendo vegetariana io non potrei mai mangiare un agnello ma soprattutto un  capretto perché essendoci cresciuta assieme so per certo che in quanto ad intelligenza e capacità di affezionarsi non c'è alcuna differenza tra una capra ed un cane.
La verità è che tutti gli animali hanno sensibilità, anche un gallo se allevato in maniera naturale sa riconoscere le persone, penso che se dovessimo allevare ed uccidere personalmente gli animali di cui ci nutriamo sarebbe cosa ben diversa da comprare carne  "anonima" nei vassoini del supermercato.

Può anche darsi che saremmo capaci di farlo se il cibo fosse scarso e non ci fosse alternativa, chi può dirlo....

le "mie" ville in montagna (3 foto










                             queste sono le costruzioni che incontro nelle mie passeggiate nei boschi

lunedì 21 aprile 2014

le mie ricette: La schiacciata di Pasqua

               Anziché comprare colombe o altri dolci simili a Pasqua faccio questo dolce come si usava fare una volta per portare in chiesa e benedirlo assieme alle uova.

è un dolce che faccio diverse volte durante l'anno, usando metà dose.

       
                    Dolce di Pasqua con uvetta che qui veniva chiamato "la schiacciata con l'uva"
                                                                             


L'ho fatto sbattendo 5 uova con 500 g. di zucchero (  non deve montare )  e scorzetta di limone grattugiata.

 Poi ho aggiunto 200 g. di burro sciolto a bagnomaria, 500 g. di farina, un bicchiere di latte in cui ho mischiato  20 g. di lievito per dolci,  un pizzico di sale ed uno di semi d'anice.

Ho preso 200 g. di farina con cui ho infarinato 500 g. di uvetta prima ammollata in acqua tiepida ed ho mischiato all'impasto farina compresa.

Ho versato l'impasto in una teglia precedentemente imburrata e infarinata e poi  messo il dolce in forno a 180 gradi per circa 45 minuti.

domenica 20 aprile 2014

la mancanza

Ci sono giorni di festa in cui la tristezza ci assale, forse è la mancanza, quella di chi non c'è più.
è la mancanza dell'infanzia quando a svegliarci erano i rumori che venivano dalla cucina, il trovare una tavola apparecchiata, magari con poche cose, forse è la mancanza della certezza che avevamo dei nostri sogni e della realtà delle nostre innocenti fantasie.

A lenire la tristezza a volte ci sono i bimbi in cui ci rivediamo, bimbi capaci di giocare per ore con la carta dell'uovo di Pasqua.

sabato 19 aprile 2014

buona Pasqua

Porti a tutti noi, questo giorno e questa stagione la voglia e la capacità di rinnovarci interiormente.

torte di Pasqua ( foto )


                         queste sono le mie torte di Pasqua da poco sfornate


stò preparando le torte di Pasqua

domani ho gente a pranzo perciò volendo fare un pranzo come da vecchia tradizione per far prima, cuocendo in un unica volta, le torte dolci e salate ho acceso il forno a legna. Anche perché ciò che viene cotto nel forno a legna guadagna in gusto e profumo.

questi sono i gusci delle uova che ho aperto per impastare le torte e ancora non ho finito.


                                                                                   

quando saranno cotte metto le foto

venerdì 18 aprile 2014

i miei racconti: cos'è







Cos'è che mi spinge su questo sentiero dove l'unico disturbo all'ovattato silenzio dei muschi è il mio passo?
Lontana da ogni persona, nel silenzio quasi totale, raggiunta talvolta dai tocchi di una campana; una voce familiare come quella del rio che scendendo a valle s'incrocia al sentiero e scorrono limpide acque tra pietre coperte dai muschi dissetati.

Quando il sentiero s'intaglia nella roccia ed esce allo scoperto è ancora il mio passo che mette in fuga gli uccelli dal rami del mirto carichi di bacche.

Guardo giù in basso, verso il paese ed ogni volta provo stupore per l'altezza a cui mi trovo e per la strada che ho percorso, perché tanto breve m'è parso il tempo che ho impiegato.

 Vedo in lontananza i campi, ormai quasi tutti abbandonati e mi chiedo quante volte una schiena stanca, curva sulla semina, s'è raddrizzata ed ha guardato su verso queste cime seguendole in altezza e con  gli occhi tesi all'Infinito ha chiesto qualcosa per una nuova vita che deve venire o per una che s'è irrimediabilmente persa.

E qualcun altro in muta preghiera ha chiesto all'Infinito giustizia o vendetta per i torti avuti.

Sopra le rocce più alte, due falchi, non disturbati dalla mia presenza continuano i loro giochi col vento.

Qualcuno dice che non è ragionevole che io venga qui da sola, potrei cadere e non sarebbe facile trovarmi, eppure in nessun luogo mi sento sicura come qui. è come se altri passi  discreti sospesi nell'aria e nel tempo seguissero i miei.

le mie ricette: torta di carciofi

 Questa torta di carciofi è buona sia calda che fredda, giusta per le scampagnate di questo periodo.

                                                                   







Ho preso sei carciofi e dopo averli puliti e divisi in otto parti li ho fatti saltare in una padella on olio ed uno spicchio d'aglio.

 Poi ho mischiato: bieta precedentemente lessata , i carciofi , maggiorana, un pugno di piselli, 3 uova, una bella tazza di besciamella vegetale, 100 g. di formaggio grana, sale ed un pizzico di noce moscata.

 Ho messo il tutto in una teglia foderata con carta da forno, sulla superficie ho versato un filo d'olio ho aggiunto dei pomodorini  ed ho cotto la tota di carciofi in forno per circa mezz'ora.

giovedì 17 aprile 2014

le mie ricette: schiacciata di Pasqua

questa è una vecchia ricetta uscita dalla mia scatola
Per fare la schiacciata di Pasqua occorrono:
7 etti di farina, 3 etti e mezzo di zucchero, 4 uova,100 gr di uvetta, 50 gr pinoli, 170 gr di burro, buccia grattugiata d'arancia e di limone, un pizzico di semi d'anice, un bicchiere di latte, un pizzico di sale, 20 gr. lievito di birra, una bustina lievito per dolci e 3 cucchiai di rum o liquore a piacere.

                       Primo impasto
Con 3 etti di farina, un cucchiaino di zucchero ed un poco di latte tiepido in cui s'è sciolto il lievito di birra si fa un impasto morbido e si lascia lievitare bene.

      Secondo impasto
 Si sbattono le uova con lo zucchero, vi si aggiunge il burro sciolto, buccia d'arancia e rum.

 Poi al primo impasto lievitato si aggiunge il latte rimasto e si mischia bene e si aggiunge il secondo
 impasto ,s'amalgama il tutto e si aggiunge, farina, lievito, uvetta ammollata, anici e pinoli.
Si versa tutto l'impasto ottenuto in una grossa teglia per ciambelle imburrata ed infarinata e si mette in forno già caldo per circa 45 minuti.

Questa è una dose abbondante che si usava fare una volta quando le famiglie erano numerose.

mercoledì 16 aprile 2014

i miei racconti: confessioni di Pasqua

Una volta durante la settimana che precede la pasqua, nella chiesa sulla collina, le donne potevano confessarsi fino al giovedì santo, gli uomini era meglio confessarli per ultimi, perché si sa, qualche  moccolo poteva sfuggirgli anche il mattino di Pasqua, mentre stavano fuori, sul sacrato attendendo l'inizio della messa.

La Rosalba e la Maria erano a metà strada tra il paese e la chiesa, affrontavano la salita con calma e chiacchierando quando sopraggiunse l'Argia  che  un attimo le sorpassò e scomparve dietro la curva.

Era il suo modo di camminare, svelta ed affaccendata come un ape, che avendo sei figlioletti tempo non poteva perderne.

In paese era chiamata la "Nerina" perché di pelle e capelli scuri, era piccola e magra tanto che pesavano più i panni che indossava che lei.

Eccola!" Disse la Maria," anche quest'anno va a confessarsi e poi il giorno di Pasqua viene alla chiesa solo per prender l'acqua benedetta e per benedire le uova".

" Secondo te, come mai tutti gli anni si confessa e poi non si comunica?" Disse la Rosalba

 "Secondo me, anche se la Nerina par tutta casa e terreni mi sa tanto che sulla coscienza c'ha qualcosa di grosso, è l'unica che a Pasqua non fa la comunione."

La Maria scosse la testa e poi disse: "A me non la racconta giusta, mi sa che ha qualcuno, un ganzo voglio dire"

" Mi sa tanto di si" Disse la Rosalba" E poi dimmi, te pensi che saranno tutti del marito quei figlioli?

 A me sa tanto di no; ma l'hai visto il penultimo, con quei capelli chiari, a su madre non somiglia davvero e a su padre neanche son tutti e due neri che sembrano strinati

Quando la Maria e la Rosalba entrarono in chiesa, l'Argia stava in ginocchiata nel confessionale.

Avrebbero sentito volentieri quello che raccontava al prete ma avvicinarsi di più non era decente e cercavano d'allungare le orecchie ma non riuscivano a sentire nulla.

" O don Egi' quest'anno mi dovreste dare l'assoluzione, il mi' omo è un invernata che è senza lavoro, su in cava c'è ancora la neve, abbiamo già tutti quei figlioli, con il mi' marito bisogna stare attenti perché non possiamo averne altri."

"No e poi no! Non si può!"  Le diceva il prete  " Non si può, non sono mica io a dirlo è la Chiesa che lo dice, bisogna prendere tutti i figli che manda la provvidenza! "

" Sapete allora cosa vi dico? A confessarmi io ci ritorno quando sarò in menopausa!"

Le due donne la videro uscire dalla chiesa senza nemmeno farsi il segno della croce e quell'anno a far benedire le uova ci videro i due figli più grandi dell'Argia.

lunedì 14 aprile 2014

la colazione di Pasqua

una volta la mattina di Pasqua fare colazione tutti assieme, nonni, genitori e nipoti era una cosa importante, ora si usa più poco. A colazione non potevano mancare le uova e la " schiacciata " con l'uva e semi d'anice entrambi benedette in una funzione fatta appositamente. poi c'erano le torte salate dette anche putte a base di riso uova e formaggio e dove c'erano bambini un uovo di cioccolato.
 C'erano persone che di uova sode ne mangiavano anche tre o cinque.
Poi si beveva "caffè-latte" fatto con orzo e gli uomini solitamente bevevano vino.
Poi successivamente si sono cominciate a fare le torte di riso dolci perché quelle non facevano parte della tradizione di questa zona.

Era questa una colazione tutt'altro che leggera ed il pranzo che si faceva dopo qualche ora non era da meno. Tutto il resto dell'anno si facevano soltanto altri due pranzi importanti, uno era per Natale e l'altro per il S. patrono. 

le mie ricette: minestra dei mille fanti

questa è una minestra assai delicata e veloce da farsi, non so da dove provenga questo strano nome.
Questa minestra si usava farla come apertura per i pranzi delle feste importanti quando c'erano tante portate.

Per prima cosa serve un buon brodo di carne. Per quattro persone si mischiano in una ciotola; 2 uova, 2 cucchiai di parmigiano, uno di pangrattato, un pizzico di sale ed uno di noce moscata e si versano mischiando nel brodo che sta bollendo piano, bastano un paio di minuti e quando la minestra affiora in superfice si spenge il fuoco, si copre la pentola e dopo poco si può servire.

domenica 13 aprile 2014

a tutti voi

buona giornata a tutti voi

la luce che ci avvolge in questo giorno porti ad  ognuno tanta serenità.  Soltanto uno spirito sereno è libero.


un brutto sogno

questa mattina a svegliarmi è stato un brutto sogno, uno di quei sogni che ricordiamo chiaramente e turbano a lungo.


Mi trovavo sulla collina e stavo andando in chiesa quando sono scivolata all'interno d' un tunnel, mi trovavo sdraiata e continuavo a scivolare in quella che sembrava una  buia  tana tortuosa dalle pareti lisce. Alla fine mi sono ritrovata in una grande stanza illuminata, c'erano due adulti e tanti bimbi, ho capito immediatamente che non dovevo parlare; nessuno parlava, solo qualche bimbo stava piangendo immobile e silenzioso.
Era una casa dove facevano prostituire i bambini, c'era una persona che ogni tanto portava all'interno un bambino che stava male, me lo consegnava ed io rimanendo in silenzio e seduta potevo soltanto accarezzarlo. Poi m'hanno portato una bambina bionda, pallida e con gli occhi chiusi, era bella, non avevo mai visto niente di così bello, è entrato nella stanza un giovane, piangeva e s'è inginocchiato in terra vicino a me che tenevo la piccola in braccio e con le mani gli accarezzava un ginocchio e le diceva: " dimmi che mi vuoi bene, apri gli occhi, guardami, domani torno." Poi è uscito e su di noi è sceso un qualcosa che ci avvolgeva; una specie di paracadute, ho capito che ci stavano portando via, ci stavano salvando. In silenzio la stavo supplicando: " non ti muovere, non piangere ,stai immobile." quella cosa ci ha sollevate e portate all'esterno.
Mi sono trovata in un cortile stretto ,tra alte mura, da sola con la bambina tra le braccia e in quel momento mi sono accorta che avevo salvato la bimba più bella ma l'unica che non era più viva.

sabato 12 aprile 2014

le mie ricette: maccheroni



                                              questi sono i maccheroni che ho cucinato ieri


                                                                                     

ho fatto appassire due scalogni in un po' d'olio, vi ho aggiunto mortadella di bologna e prosciutto crudo tagliato a listarelle lasciando sul fuoco per qualche minuto. Ho lasciato intiepidire ed ho aggiunto besciamella vegetale ( prossimamente scriverò la ricetta ) e 80 gr. di formaggio grana.
Ho cotto i maccheroni e l'ho conditi con quanto preparato prima



venerdì 11 aprile 2014

buon giorno

che sia questo un giorno colmo di serenità per tutti voi che state guardando il mio blog, ovunque e chiunque siate.

buona giornata

giovedì 10 aprile 2014

le mie ricette: torta con erbe selvatiche



questa torta con erbe selvatiche ha un sapore delicato e l'ha gradita anche la piccola Maria

                                                                                  

per farla servono:
erbe selvatiche lessate e spremute dall'acqua di cottura ( si possono usare anche spinaci o bieta ), 300 gr di ricotta, 100 gr. di pane privo della crosta, 4 uova, 80 gr di grana e 30 di pecorino grattugiato, maggiorana, un pizzico di noce moscata e sale.


Si tritano con un coltello le erbe selvatiche precedentemente lessate e strizzate, si ammolla il pane con il latte tiepido poi si spreme e si mischiano tutti gli ingredienti versandoli poi in una teglia unta con olio e spolverata con farina.

10 aprile

mai un respiro, mai un tozzo di pane giunse alla mia bocca, se non intriso di veleno.

mercoledì 9 aprile 2014

le mie ricette: ciambelline al forno

                                                         ciambelline


                                                                        

di solito non glasso le mie ciambelline, ma poiché avevo della glassa
                                   avanzata da un altro dolce l'ho usata




ciambelline con uvetta secca e semi di finocchio
( come le faccio solitamente)

Queste ciambelline sono leggere e penso adatte per i bambini poiché hanno pochi grassi e poco zucchero, in più sono economiche, il che non guasta.


Per farle ho usato circa un mezzo kg. di farina, 4 cucchiai rasi di zucchero, un quarto di litro di latte , 20 gr di lievito di birra,1uovo,50 gr. di burro ed un cucchiaino scarso di sale.
Ho fatto un piccolo impasto con 3 cucchiai di farina e un pezzetto di lievito di birra sciolto in un poco di latte tiepido, ho lasciato riposare l'impasto ed una volta ben lievitato vi ho aggiunto il resto del lievito sciolto nel latte leggermente caldo, lo zucchero, l'uovo, il burro sciolto a bagnomaria, la farina, i semi di finocchio selvatico , l'uvetta ammollata ed il sale. Ho mischiato il tutto con le mani, lavorando l'impasto per una decina di minuti, poi l'ho lasciato lievitare coperto da un canovaccio umido finché il volume è raddoppiato.  Ho spianato l'impasto e con due bicchieri di misura diversa
ho tagliato le ciambelline

Dopo averle disposte sulla teglia ricoperta da carta da forno le ho fatte di nuovo lievitare coperte da canovaccio. Queste ciambelline vanno cotte in forno a moderato calore e per poco tempo.

Il peso della farina può variare un poco, l'importante è fare un panetto morbido ed elastico.
Si possono fare ciambelline semplici oppure aggiungere, semi di papavero, di girasole o pezzetti di cioccolato.


con la dose che ho scritto si ottengono tante ciambelline, tutte quelle che sono in foto.
A volte all'impasto unisco un po' più d'uva secca ( circa 500 gr ) e faccio un unico pane con l'uva.


martedì 8 aprile 2014

ancora fiori selvatici






                                                                  "  pungelloni "

       
                                                              "   mani della madonna "

fiori selvatici




gladioli selvatici





                                                                        pervinca

uova decorate


le mie uova di cioccolato decorate




                                                                                  

lunedì 7 aprile 2014

foto d'altri tempi: Pasqualino

   quest'uomo seduto davanti alla sua casa era un mio antenato e si chiamava Pasqualino

Nei primi del novecento questa foto la fece un suo nipote e Pasqualino alla vista della sua immagine
ne rimase talmente impressionato che non volle più vedere il giovane nipote, nemmeno quando fu in punto di morte.

le mie ricette: salsa tonnata

salsa tonnata n. 1

ingredienti: 150 gr. tonno sott'olio, prezzemolo privato dei gambi, tre cucchiai di capperi, un mezzo bicchiere d'aceto . Si mettono gl'ingredienti sul fuoco facendo cuocere a fiamma molto bassa per circa 10 minuti. Quando è freddo si riduce in purea e si mischia alla maionese.



salsa tonnata n.2

ingredienti: 150 gr. tonno al naturale, un'acciuga salata, tre cucchiai di capperi, 2 uova sode, un pizzico di pepe. Si riduce tutto in purea, aggiungendo olio ed un po' di succo di limone o aceto fino a raggiungere la densità che preferite.

domenica 6 aprile 2014

i miei racconti : un topo gigante

Proprio ora, vedendo un animale con la sua bella pelliccetta mi sono ricordata un fatto curioso a cui ho assistito un giorno mentre camminavo in una strada di Querceta.
 Su di un marciapiede ho visto un piccolo topolino che camminava  vicino al muro di un'abitazione, per non spaventarlo mi sono fermata; non volevo che saltasse in mezzo alla strada tra le automobili. Vengo sorpassata da una robusta signora avvolta in una pelliccia scura come il topolino che stavo guardando, alla vista del minuscolo topino la donna urla "   Oddio un topo! che schifo !!" Ed affretta il passo scendendo dal marciapiede.
Ho sorriso tra di me perché quella signora, vista da dietro, con cappotto e cappello di pelliccia sembrava un topo gigantesco.

sabato 5 aprile 2014

le mie ricette: petto di tacchino in salsa tonnata

                                    il mio petto di tacchino in salsa tonnata

                                                                     

di solito si usa fare il vitello in salsa tonnata , ma io questa volta ho usato il petto di tacchino

come fare:

ho messo in acqua bollente; carota, sedano, maggiorana, cipolla, una foglia di finocchietto selvatico e un bel pezzo di petto di tacchino. Appena la carne è cotta la tolgo dal liquido e la metto tra due piatti con sopra un peso finché non è fredda, questo serve per facilitare il taglio. 
Si può preparare anche il giorno prima. Il petto di tacchino cotto in questo modo è saporito ed assai più economico del vitello.


( in seguito metterò i due modi in cui faccio la salsa tonnata )

le mie ricette: torta con panna


                                            questa è la mia torta con panna di oggi

                                                                              
                              
come base ho usato il belluccio frullato di cui ho scritto la ricetta nel post precedente

dopo aver tagliato in due il dolce l'ho bagnato con sciroppo di zucchero aggiunto di liquore maraschino ed ho farcito con una tazza di crema pasticcera alla quale ho aggiunto un bicchiere di nutella e panna montata. Poi ho ricoperto tutta la torta con panna montata.

Per montare in poco tempo la panna e far si che venga bella consistente io prima di montarla metto nel congelatore per alcuni minuti sia la panna che la ciotola in cui la dovrò mettere.

venerdì 4 aprile 2014

le mie ricette: il belluccio frullato

                                                                        







il belluccio frullato era il dolce che si faceva una volta per la Domenica in Albis  ( la domenica dopo Pasqua ).

 Era un dolce che si offriva agli invitati assieme ad un bicchierino di marsala o vermut.


Farlo era stancante perché dovendo far montare le uova a mano, se ne usavano anche 18, c'era bisogno di braccia forti.


Questi dolci venivano cotti nel forno a legna, anche perché altri tipi di forno non c'erano.

Allora non si usava decorare o riempire i dolci, ma il belluccio frullato si presta bene somiglia al pan di spagna, forse si gonfia di più e rimane un po' più umido.


queste sono le dosi per un dolce da 12:
12 uova, 400 gr. farina, 300 gr. di zucchero, una bustina di lievito per dolci, buccia di limone grattugiata  fine e volendo 2 cucchiai di liquore a piacere o di succo di limone.


Si montano bene le uova intere con lo zucchero, si aggiunge buccia limone e liquore, poi con la frusta mischiando dal basso verso l'alto con delicatezza e poco per volta si aggiunge la farina mischiata al lievito e si mette in forno già caldo a temperatura media per circa quaranta minuti.

Pietrasanta

                                              Pietrasanta, il duomo





                                                                         e il campanile

mercoledì 2 aprile 2014

i miei racconti: Aspettami

Qui gli alberi sono fitti, dritti e alti, hanno dovuto gareggiare in altezza per guadagnarsi la luce, il sottobosco è costituito da strati di foglie cadute e muschi. è aprile ed il sole è insolitamente caldo per questa stagione.  Un sentiero che dal paese sottostante raggiunge  i campi coltivati sull'altro versante salendo attraversa la selva.
Ugo sta scendendo lungo il sentiero, ha lasciato il suo campo e sta scendendo verso il basso, è un uomo di sessant'anni ma ne dimostra di più, ha il volto rugoso ed il colorito scuro di chi ha sempre lavorato all'aperto, sotto il sole. Sulla schiena porta un sacco; è pesante poiché all'altezza della spalla lo tiene con tutte e due le mani, sulla spalla libera ha un tascapane liso, che gli arriva alla vita, da cui fanno capolino dei fiori bianchi, sono giunchiglie, le prime della stagione.
A gravare i  suoi passi non è il sacco che porta in spalla.
Poco prima di raggiungere il paese Ugo posa il sacco sopra un muretto e percorre un breve tratto d'uno stretto sentiero, apre il pesante cancello di ferro e sale il vialetto del cimitero, s'inginocchia davanti ad una piccola croce di ferro e sradica qualche piantina d'erba; è una piccola tomba che è recintata dalle sponde in ferro di un lettino.
Li c'è la sua bimba persa tanti anni prima, ma come tutti quelli che muoiono giovani il tempo si ferma e lei è rimasta bimba per sempre.
Nel cuore di Ugo c'è una bimba contenta a cui la zia ha appena regalato un cappottino rosa dismesso da sua figlia.
Marta se l'era messo subito ed aveva cominciato a far piroette per tutta la cucina riscaldata dal grande camino.
Il padre era sceso in cantina risalendo col cuore in gola per le grida della figlia , aveva visto una fiamma che girava impazzita per la cucina e subito s'era accasciata sul pavimento.
Ugo cercando di spengere quel fuoco gli s'era buttato sopra abbracciandolo e bruciandosi anche lui, ma era tardi.
è un ricordo doloroso c on cui ha imparato a convivere. Toglie i fiori dal tascapane e li posa nel vasetto ai piedi della croce, un vasetto ricavato svuotando un grosso proiettile, poi con fare delicato, con piccoli colpetti della mano sistema la terra che le radici stappate hanno smosso e sussurra:  "Aspettami, è solo questione di Tempo ".

martedì 1 aprile 2014

9 novembre

Ultimamente  cerco il buio, mi piace l'andare a letto presto e starmene li da sola a fare una specie di ripasso di quella che è stata fino ad oggi la mia  vita, penso ai lavori da fare il giorno dopo ed a quello che ho fatto il giorno appena terminato.
Fin da piccola avevo il terrore della notte, e ne avevo il motivo, avevo continui risvegli dovuti ad incubi.
Poi una notte, tempo fa, una notte d'un periodo lungo e doloroso quando non avevo più lacrime da versare, qualcosa è accaduto, qualcosa che non saprei...
Ero sveglia nel mio letto e ho sentito come l'essere avvolta in una coperta tiepida, leggera, una specie d'abbraccio delicato ma che sembrava contenere tutti gli abbracci negati d'una vita. E qualcosa silenziosamente mi diceva di non aver paura. Vorrei ritrovare per una volta quella cosa.

( diario di A. )